Spal, le lezioni della sconfitta di Cittadella. Pagata la superiore aggressività avversaria
I veneti hanno commesso 22 falli contro i 10 della squadra di Marino. Che non ha trovato contromisure alla pressione
FERRARA. Ogni epopea vincente ha avuto i suoi incidenti di percorso. Nel 1978/79 ci furono le sconfitte, in tre giornate, di Lucca e Reggio Emilia. Nel 90/91 la cavalcata vincente (con l’apogeo dello spareggio di Verona contro la Solbiatese) fu preceduta dal ko interno col Ravenna e dal pareggio di Bergamo con la Virescit. Nel 97/98 lo 0-3 di Rimini (per non parlare degli scivoloni di Fano, Pisa ed Arezzo all’andata) parve sanguinoso. In epoca Semplici come dimenticare il doppio ko con la Maceratese? O, nell’anno di B, l’1-3 col Verona, la batosta di Vercelli, l’intoppo di Avellino.
Capita. L’importante è superare tali incidenti di percorso. Come deve rimanere quello di sabato scorso a Cittadella. Una netta battuta d’arresto, per la regressione sul piano del rendimento collettivo riflesso nel risultato finale. Cosa è successo? Perché è successo? Sono questi gli interrogativi cui dare risposta per risolvere il problema ed evitare che si ripeta.
La sensazione è che la battaglia in terra veneta sia stata persa nel cuore del conflitto. Cioè a centrocampo. La Spal ha pagato dazio a quello che forse è il suo vero, unico e principale punto leggermente debole: una certa mancanza di ritmo, di passo, di aggressività lì nel mezzo, dove in fondo si decidono le gare.
Se la Spal tiene il pallino, se fa il gioco, se impone controllo della gara sprigionando superiorità dall’alto di una migliore ed elevata qualità di palleggio, allora può mettere sotto chiunque. Ma se non trova i modi per eludere il pressing, allora va in difficoltà, non articola la manovra, esprime uno sterile maggior possesso palla. I dati dicono che il Cittadella ha commesso 22 falli, a fronte dei 10 della Spal. Aggressività.
Nel triste deserto del già di suo triste “Tombolato” le urla che riecheggiavano erano quelle del mister granata Venturato («Concentrazione...») e del portiere locale Maniero che invitava costantemente i suoi ad andare su Valoti e/o Castro. Spesso affrontati fallosamente nella metà campo spallina, ove l’azione biancazzurra veniva interrotta sul nascere. Con Salvatore Esposito fuori fase sia in contenimento che in impostazione, con gli esterni che non davano sfogo anche perché non tempestivamente od opportunamente azionati (diversi errori di servizio) la Spal si è trovata castrata nella propria abituale espressione di manovra ed ha esposto la difesa ad investite soprattutto sul lato di centro-destra, patendo al contempo gli inserimenti di Proia.
Da domani in poi bisognerà quindi evitare che gli avversari di turno ripropongano il modello-Cittadella. O, nel caso, trovarvi contromisure. Alzando i toni. E magari dotandosi a gennaio di un elemento con determinate caratteristiche di intensità. Ma, prima, ci sono gare che la Spal ha comunque la possibilità di gestire al meglio con i mezzi che ha in casa. —
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