Per Beccalossi il trequartista non deve correre Solo inventare
MILANO. C’era una volta il Becca. Già, Evaristo Beccalossi, l’incarnazione del vexcchio, caro numero dieci,. Quello che si sistemava dietro le punte e là restava, pochissima corsa e idee sempre innovative e visionarie. Lui, sul trequartista, ha le idee chiare e un poco retrò.
«Oggi i trequartisti corrono, sono giocatori più completi, ma hanno perso la specificità del ruolo – il suo pensiero - mi tengo i pisolini che potevo farmi in campo negli anni Ottanta. Gli amici mi dicono: con la preparazione moderna, oggi correresti anche tu. Ma no, non era roba per me».
Il Becca era questo, prendere o lasciare. «In un Inter-Juve, finito 2-1 per noi, ho segnato un gol d’esterno come fa spesso Dybala, solo che io stoppai la palla e poi calciai da fermo. Lui arrivaa al tiro dopo corsa e dribbling, è molto diverso. Altri tempi. Io sono contento di quello che ho fatto nei miei. I giovani oggi hanno un’altra personalità. Prendete Tonali, ha un carisma e una sicurezza da grandi. Noi a 20 anni dormivamo ancora sugli alberi...». —
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