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Macchinosa e sterile La Spal da trasferta s’inchina all’Ascoli

Andrea Marini
Macchinosa e sterile La Spal da trasferta s’inchina all’Ascoli

I biancazzurri creano, ma sbagliano tanto e sbattono sul muro di Leali Ai padroni di casa bastano una punizione e un contropiede per chiuderla

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ASCOLI PICENO. A frenare la corsa di Pasquale Marino verso le primissime posizioni è il suo ex allievo Andrea Sottil. L’allenatore di Venaria Reale, alla prima sulla panchina dell’Ascoli, trova un successo di platino, con sacrificio, personalità e carattere, contro una Spal che si è arresa solo di fronte a un monumentale Leali.

ALLIEVO E MAESTRO

Sottil, che con Marino ha giocato 60 partite a Catania fra il 2005 e il 2007 (promozione in A e salvezza tranquilla nella massima serie), ha preparato bene la partita, spegnendo nella prima ora di gioco le fonti di gioco spalline e sfruttando gli episodi decisivi del match. Per la Spal, che fino a ieri aveva perso una sola partita nelle ultime dieci, arriva il secondo ko in due settimane, dopo il 2-0 a Cittadella, e torna a casa con una consapevolezza: questo torneo di B non è affatto una passeggiata, e lo si sapeva.

Anche in casa della penultima in classifica, i biancazzurri non hanno avuto vita facile, non riuscendo a scardinare il muro bianconero eretto dal nuovo trainer Sottil e facendosi sorprendere in contropiede a un quarto d’ora dalla fine, vanificando i possibili tentativi di pareggiarla nell’ultima parte di gara. Decisivo Sabiri con una doppietta (stupendo il primo gol, anche se Thiam…), ma fondamentale per l’Ascoli anche il portiere Leali, che, sull’1-0, ha compiuto almeno un paio di parate risultate determinanti ai fini del risultato.

Senza dubbio resta la buona prova di Leali, ma non si può spiegare solo così questa difficoltà della Spal a fare gol. Quello di Marino è il secondo peggior attacco fra le formazioni attualmente ai playoff (19, solo il Frosinone ha fatto peggio) ed è un vero rebus con un potenziale offensivo così ben assortito. Addirittura in trasferta la Spal non segna da 300’, ossia dalla rete realizzata da Di Francesco a Chiavari: guarda caso, contro l’ultima in classifica. Nemmeno contro l’Ascoli si è riuscito a invertire il trend, sebbene la prestazione non debba preoccupare, perché comunque c’è stata. Sul fronte avversario, difficile dire se si sia già vista la mano di Sottil, il cui merito principale è stato quello di non far giocare la Spal.

POSSESSO STERILE

Per la prima mezz’ora, agli uomini di Marino è stato lasciato il possesso del gioco e l’ampiezza del campo, senza però trovare sbocchi centrali. Perennemente chiuso il trio offensivo, tant’è che le uniche conclusioni biancazzurre arrivano dalla distanza con Strefezza e Sala, cioè i due esterni di centrocampo. La posizione di Sabiri, che parte da trequartista e non da esterno, crea qualche grattacapo alla difesa, che però tiene bene. Tanto che la partita si sblocca su un calcio piazzato dello stesso giocatore tedesco: punizione carica di effetto dalla distanza, Thiam tagliato fuori e 1-0 bianconero all’improvviso.

La reazione della Spal è su un pallone perso da Corbo e recuperato in area da Ranieri, a sbarrargli il primo palo è Leali. Col vantaggio in tasca, l’Ascoli si chiude e riparte: e farà questo per tutto il secondo tempo. Che quasi inizia col raddoppio bianconero, grazie alla giocata di Chiricò: Thiam stavolta c’è e vola a mandare in angolo.

L’ILLUMINAZIONE

Marino indovina il cambio, l’ingresso di Castro dopo l’intervallo dà brillantezza agli estensi e il Pata è quello che ci prova di più, inventando pure. L’apice della pressione spallina lo si raggiunge al 21’, con un doppio salvataggio di Leali su corner, prima su Ranieri e poi sullo stesso Castro. I tentativi bianconeri sono solo su piazzato (ancora una volta pericoloso Sabiri, al 25’) e in ripartenza, come in occasione del raddoppio, quando il neo-entrato Pierini lancia Bajic e Sabiri, col primo che rifinisce e il secondo che mette a segno il 2-0 e la sua personale doppietta. Nel finale Castro prova a rimettere in partita la Spal, ma Leali alza di nuovo il muro. —

Andrea Marini

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