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I rivoluzionari di un mondo capovolto Zaccagni, Bressan e i poeti della rovesciata

ENZO BUCCHIONI
I rivoluzionari di un mondo capovolto Zaccagni, Bressan e i poeti della rovesciata

L’ex viola che stupì il mondo contro il Barcellona: «Spensieratezza, coraggio ma anche tanto allenamento»

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ENZO BUCCHIONI

A proposito del verbo rovesciare, il vocabolario racconta che significa “mettere sottosopra”, “capovolgere”. E infatti cos’è la rovesciata se non un modo per “capovolgere” o se volete stravolgere, l’andamento e l’idea stessa di una partita calcio? Un gesto in qualche modo rivoluzionario. Chiedere per conferma a Mattia Zaccagni, l’ultimo Che Guevara del pallone che, domenica scorsa d’improvviso, ha deciso di far saltare in aria la banalità di uno zero a zero, gli schemi, i tatticismi fra lo Spezia e il Verona, «lanciandosi in aria in una rotazione all’indietro per poi colpire il pallone violentemente con il collo del piede».

Detto così, come fa Wikipedia, il gesto da rivoluzionario diventa poetico. Ma la sostanza non cambia, la rovesciata è una poesia calcistica che rivoluziona le partite. E’ questo il gesto tecnico più bello del pallone? Il dibattito è aperto da sempre e forse non si chiuderà mai, perché anche gli amanti del dribbling o dello stop con tiro al volo hanno le loro valide ragioni.

«Per me la rovesciata è la bellezza del gesto, ma anche libertà, spensieratezza e coraggio», racconta Mauro Bressan, un altro di quei matti del Club dell’Impossibile. In Champions, con la maglia della Fiorentina ha fatto gol al Barcellona e dico poco. Era il due novembre del 1999.

«E’ una questione d’istinto, ma anche soprattutto di tecnica», spiega Bressan. «C’è del lavoro dietro, devi essere preparato per coordinarti, non pensate che movimenti del genere possano avvenire automaticamente. Mi sono allenato tanto, da quando ero bambino. Restavo sul campo quando tutti andavano via, provavo e riprovavo. Quel gol al Barcellona ha premiato la mia passione per la rovesciata».

Non a caso Bressan è stabile al sesto posto nella classifica delle rovesciate più belle della storia. Chi c’è in testa? Cristiano Ronaldo dei tempi del Real Madrid, per il gol segnato (guarda caso) alla Juventus il tre aprile del 2018. Quella sera tutti i tifosi bianconeri che riempivano lo Stadium, d’istinto, scattarono in piedi per applaudire, una standing ovation durata tre minuti. L’emozione non riconosce il colore della maglia e la rovesciata è il gesto a più alta concentrazione emozionale della storia del calcio, su questo (credo) siamo tutti d’accordo.

A proposito, nella classifica c’è anche gente come Ibra e Ronaldhino, Rivaldo e Djorkaeff o Rooney, ma ci troviamo pure Simone Loria. E non è un refuso.

Con la maglia dell’Atalanta ha segnato il suo gol capolavoro il 19 novembre del 2006 contro il Chievo. Dunque ha ragione Bressan, la rovesciata è anche un gesto democratico, frutto del lavoro e del coraggio, non solo della classe pura dei campioni.

A questo proposito, il gesto ha affascinato pure lo scrittore uruguagio Edoardo Galeano e non poteva essere altrimenti. Galeano ha scoperto che l’inventore della rovesciata è un mediano basco, Ramon Unzaga, emigrato in Cile alla fine dell’Ottocento. Il suo primo gol che si ricordi è del 1914: giocava nel Chorera e da quel giorno la rovesciata si chiamò Chorera, appunto. Poi diventò Cilena in onore di Arellano, anche lui Ramon, giocatore cileno, uno specialista che nel 1927 stupì l’Europa durante una tournèe del Colo Colo. Nel dopoguerra la rovesciata si trasformò in “bicicletta”, doveroso omaggio a Pelè, mentre per gli inglesi era e resta bicycle kick. Con o senza la Brexit.

Ma il premio Nobel della rovesciata, inventiamolo noi, va a Carlo Parola, centromediano della Juventus degli anni cinquanta. Lui il gol non l’ha fatto, ha semplicemente liberato la sua area di rigore durante Fiorentina-Juventus del 15 gennaio 1950, ma la sua rovesciata ora è la Rovesciata. Punto.

«Mi sembrava di essere andato tanto in alto da aver rovesciato il cielo», raccontava lui.

La bellezza di quel gesto atletico, immortalato dal fotografo toscano Corrado Banchi, dal 1965 è diventato il logo della raccolta delle figurine Panini e quell’immagine è ormai nella memoria collettiva di tutto il mondo. E’ il monumento della rovesciata.

E allora evviva Mattia Zaccagni, evviva tutti quelli che vogliono andare oltre il normale per provare qualcosa di speciale. Nello sport, ma anche nella vita. La normalità è un pregio che esalta l’eccezionalità, non l’ha detto Schopenhauer, ma brindiamoci su lo stesso.

A proposito, per rimanere in tema c’è anche un prosecco che si chiama Rovesciata. Volendo, non si sa mai… —



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