Parola finì sulle figurine Pelè, bastò un solo ciak per la “bicicletta” perfetta
Carlo Parola ed Edson Arantes do Nascimiento, per lepica calcistica soltanto Pelè. Difficile immaginare due calciatori più distanti: uno, rude e sbrigativo stopper della Juventus dai piedi d’acciaio, l’altro semplicemente il miglior talento (con Maradoina) mai passato sul pianeta terra.
Eppure, se immagini una rovesciata pensi a loro due. Gesti, stili diversi, ma due immagini che hanno trapassato la storia del calcio e anche del cinema. Due icone.
E’ il 15 gennaio 1950 a Firenze, quando Parola entra nella leggenda. A pochi minuti dal fischio finale, su un lancio di Magli verso Egisto Pandolfini, attaccante della Fiorentina. Tra lui e il portiere c'è solo Parola. Dietro la porta, piazzato quasi per caso, c’è il fotografo Corrado Bianchi, maremmano doc. E’ proprio lui a immortalare quel gesto così perfetto da sembrare costruito: l’uomo che sfida la forza di gravità. Di quell’immagine si innamora Giuseppe Panini, il patron delle figurine: sulle bustine, per decenni, troveremo quell’immagine. E Pelè? Accade nel 1981, sul set di “Fuga per la vittoria” di John Houston. Il regista parla con Pelè prima della scena, cerca di rassicurarlo. «Abbiamo chilometri e chilometri di pellicola, potrai fare tutti i tentativi che vuoi…» Secca la risposta: «Mi serve il pallone giusto e al primo tentativo la metto esattamente dove vuoi che vada» . Huston gli chiede di metterla nell’angolo basso alla sinistra del portiere: Pelé esegue. Buona la prima, ed è una rovesciata più vera del vero. —
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