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Domani si elegge il presidente del Crer I club estensi tra incertezze e riflessioni

Alessandro Bassi
Domani si elegge il presidente del Crer I club estensi tra incertezze e riflessioni

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ferrara. Domani, al Centro Congressi della Fiera di Bologna, si svolgerà l’elezione per la nuova presidenza del Crer. Votazione e assemblea in presenza, con tutte le situazioni che i tempi di pandemia obbligano ad affrontare, e momenti frenetici a caccia di voti o di deleghe o di consensi. Non tutti i club sono peraltro dell’idea che il voto in presenza sia una buona soluzione. Abbiamo cercato alcuni presidenti ferraresi e ci sono state illustrate tre situazioni diverse.

Il presidente del Sant’Agostino, Bruno Lenzi, è ironico nella sua chiarezza: «In questa situazione si può chiarire tutta la nostra posizione con una sola parola, ma quella parola è il più chiaro ed esauriente dei “boh”... Al di là degli scherzi, ci sono tante cose da considerare. Per esempio, Braiati lo conosciamo benissimo. Si sa cosa può dare, quanto sia rilevante la sua esperienza ed anche, quando lo ha fatto, dove ha sbagliato. Alberici no. Nulla da dire contro la sua figura, ma è una persona che non conosco. Non ci ha contattato, non si è fatto sentire. Per puntare su di lui si deve lavorare di fiducia e di speranza. Bisognerà valutare».

«Per quanto riguarda i consiglieri, invece, per esempio, Sergio Cestari (che fa parte del nuovo comitato a forte presenza ferrarese; ndr) si è presentato, ha parlato e ha anche fatto buona impressione. In generale, una relazione complessa e complicata non solo per questioni politiche. Per esempio, anche ammesso che il Sant’Agostino partecipi alla votazione, personalmente credo non sia opportuno partecipare in presenza anche se c’è spazio e distanziamento. Ma probabilmente parteciperà un delegato della società. Decideremo come votare, comunque».

Il presidente della Portuense, Paolo di Maria, è secco e chiaro, nella sua analisi: «Braiati lo conosciamo bene. Sappiamo quanto può dare. Alberici è assolutamente nuovo. Potrebbe essere una possibilità, ma va sottolineato come si rischia di compiere, puntando su di lui, una scelta esclusivamente di cambiamento, senza sapere se sarà un cambiamento in bene o in male. Non credo sia opportuno, in questa situazione, puntare sul cambiamento fine a se stesso. Probabile che i problemi che dovrà affrontare saranno terribili, ma con Braiati siamo nelle condizioni, come minimo, dell’usato sicuro. L’alternativa potrebbe essere qualunque cosa. Sappiamo che Alberici ha studiato la situazione, ma non credo che in questo caso sia opportuno cambiare solo per dire di voler cambiare. In certi casi, lo ripeto, conviene l’usato sicuro».

Indirizzo decisamente divergente, invece, per Graziano Quarella, general manger del Masi Torello Voghiera: «Nulla da dire contro Braiati sul piano personale, ma forse, dopo tanto tempo al vertice, è calata la “cattiveria” da spendere in favore delle società. Io credo che Alberici possa essere una figura di stampo imprenditoriale, che possa non solo portare un cambiamento, ma che abbia anche le qualità per poterlo gestire. Credo si possa cambiare per andare avanti, crescere, migliorare, con la giusta mentalità, perché le società (e praticamente tutte hanno dei problemi, di maggiore o minore rilevanza) avranno bisogno di sostegno e nuova mentalità». —

Alessandro Bassi

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