Epifania sempre in Chiesa, vent’anni dopo Padre e figlio: stesso giorno, stessa doppietta
Enrico punì la Juve il 6 gennaio 2001, Federico ha fatto felice la Signora. Quante somiglianze, di postura e tecnica
TORINO. «Quando punta l'avversario è devastante, sa usare il destro e il sinistro allo stesso modo e ha ancora ampi margini di miglioramento: se devo trovargli un difetto, posso dire che probabilmente è un pò meno preciso del papà». Se una pagella del genere la stila Franco Causio, in arte il Barone, una delle tre migliori ali destre della storia del calcio italiano, c’è soltanto da esserne orgogliosi. E Federico Chiesa, grande protagonista del 3-1 dei bianconeri a San Siro contro il Milan, di certo non resterà indifferente. «È importante non solo per il suo club, ma anche per la Nazionale - ha aggiunto Causio - e già da tempo è nel giro della Nazionale: penso che il suo ruolo ideale sia quello, sulla fascia destra». I colpi in entrata dell'estate stanno cominciando a dare i loro frutti: «Spesso si critica il lavoro dei dirigenti, ora però bisogna fare i complimenti a Paratici e a tutta la società - ha detto ancora Causio - perché tutte e tre reti di ieri sera sono arrivate dai nuovi acquisti: non solo da Chiesa, anche da Kulusevski e McKennie che hanno confezionato il tris».
Già, Federico ed Enrico, padre e figlio. Stessi tratti somatici, stessa postura, stessa andatura un po’ ingobbita in corsa. Simili, non uguali. «Non lo sono - spiega Alessandro Del Piero - Enrico era meno potente atleticamente ma forse aveva un tiro migliore, era più attaccante puro. Federico però può fare tutto».
Il papà, oggi 51 anni, ha segnato 170 reti in carriera su 503 partite tra Fiorentina, Parma, Lazio e Siena. E il 6 gennaio del 2001, esattamente 20 anni prima dell’exploit del figlio contro il Milan, segnò una doppietta proprio alla Sighnora con la maglia della Fiorentina, a Torino in mezzo a una pioggia omerica. Chiesa la sblocca con un destro ravvicinato dopo una serie di rimpalli in area bianconera. Poi, sempre in mischia la mette dentro nientemeno che Antonio Conte che poi lancia Inzaghi, travolto in area: rigore che lo stesso Pippo trasforma per il 2-2. Inzaghi con una perla di destro al volo porta avanti la Juve ma arriva ancora il papà, stavolta su punizione, a siglare il 3-3 finale.
Vent’annk dopo, corsi e ricorsi storici, tocca al figlio mettere a ferro e fuoco San Siro, dimostrando che forse il 4-4-2 è l’abito adatto alle sue caratteristiche. «Non lo so - frena Federico - so soltanto che alla Juve si lavora tanto e siamo sempre chiamato a dare il massimo, ora mi sento bene, dentro la squadra. I paragoni con papà? Lui era fortissimo, sto impegnandomi per salire al al suo livello. Allenarsi con questi fuoriclasse è già tantissimo, questi vedono quello che gli altri non vedono,ci fermiamo a fine allenamento a calciare con Roinaldo, Dybala, Morata, Kulusevski, facciamo le sfide e nessuno vuole perdere. Questo è il modo per crescere». Sempre col papà davanti agli occhi. —
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