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La Pareschi vede nero ma non molla «Fare squadra per i più giovani»

Dario Cavaliere

La delegata Coni guarda al 2021 dello sport ferrarese. Il Covid costringe a navigare tra i problemi

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ferrara. Se vogliamo identificare lo sport ferrarese con il Coni, possiamo dire che il 2021 è iniziato bene, grazie ad una “Befana dello sport” in stile “delivery”. Visto che era impossibile riunirsi al palasport è stata la Befana ad andare a far visita ai luoghi dello sport ferrarese, per una edizione insolita, supportata come sempre dalla tv locale.

«A dire la verità io per prima ero scettica su questa soluzione organizzata in 20 giorni - dice Lucana Boschetti Pareschi, da anni alla guida del Coni ferrarese e vero motore di tantissime iniziative al Coni ricondotte -; poi mi sono dovuta ricredere e alla fine siamo stati contentissimi».

Befana a parte, c’è da essere contenti dello stato di salute dello sport ferrarese? Nessuno meglio della dirigente può dipingere un quadro obiettivo della situazione. «Usciamo da un 2020 che ha tarpato le ali a tutti - dice la Pareschi -. Le società, chi più chi meno, hanno cercato di organizzarsi per salvare il salvabile, mettendo per lo più delle pezze ma con tanta fatica. Stare in piedi seguendo le normative, dello stato e delle varie federazioni, non è semplice. Nel disordine generale non riesci a programmare e navighi a vista. Questo status è come un immenso cratere che fagocita tutto e tutti».

«Venendo al 2021 appena iniziato, io sono seriamente preoccupata - analizza la responsabile Coni -. Le società sportive più strutturate o quelle con spiccata propensione alla attività seniores reggeranno bene o male l’urto, ma le altre? Quelle che per seguire le indicazioni della propria federazione dovranno per forza spendere tantissimo nei protocolli? Quelle che necessitano di strutture al chiuso per lavorare? Alla fine saranno i più giovani a subire i danni maggiori, la cosiddetta base dello sport. Niente attività, niente socializzazione che è altrettanto importante e serio rischio di abbandono, che sarebbe un’altra tragedia».

«Che mosse attuare per il futuro è domanda da un milione di dollari - dice ridendo Luciana Pareschi -; come detto in altra occasione io vedo necessario non pensare all’“io”, ma al “noi”. Lavorare assieme, creare sinergie fra società diverse anche solo per l’utilizzo delle strutture, condivisione spese del personale o altro. Ricordiamo che le strutture scolastiche sono inutilizzabili…».

«In conclusione bisogna resistere, magari aggrappandosi alla volontà del gruppo dirigente. Fare fronte comune; rapportare la società in generale, con la famiglia e la società sportiva. Io sono da sempre persona ottimista e vedo il bicchiere sempre mezzo pieno. Noi siamo popolo virtuoso e nel momento del bisogno troviamo sempre il modo per uscirne in bellezza. Ce la faremo anche questa volta». —

Dario Cavaliere

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