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Cesare, Paolo e Daniel: la saga dei Maldini Mille volte in serie A e nella storia del Milan

Tommaso Silvi
Cesare, Paolo e Daniel: la saga dei Maldini Mille volte in serie A e nella storia del Milan

Il traguardo è stato raggiunto con l’ingresso in campo del centrocampista 19enne nella partita contro la Juventus

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Tommaso Silvi

Chissà che faccia avrebbe fatto se gli amichetti del rione Servola, a pochi chilometri dal centro di Trieste, gli avessero detto che un giorno sarebbe stato il capostipite d’ una famiglia da record. Da mille partite in Serie A con la maglia di uno dei club più titolati al mondo.

Sono gli anni Quaranta. Che profumano di guerra e di miseria. E di calcio, soprattutto in casa Maldini. Dai campetti di strada con vista sulla Slovenia nasce la carriera di Cesare. A 13 anni il massaggiatore della Triestina lo segnala al club. In poco tempo incuriosisce Nereo Rocco, che lo porta nel giro della prima squadra ma senza farlo esordire. La prima partita in A di Cesare Maldini è del 24 maggio 1953. Palermo-Triestina. In Italia la Democrazia Cristiana sta per vincere le elezioni di giugno. Nel mondo del pallone, invece, prende corpo la storia da “mille” e una notte di due Signori del calcio e della loro giovane speranza: Cesare, Paolo e Daniel. È tutto scritto nel destino. Nell’estate del 1954 Cesare arriva al Milan. E ci resterà 12 anni, sempre al centro della difesa, collezionando quattro scudetti, una Coppa Latina e la Coppa dei Campioni del 1963, alzata al cielo proprio da capitan Cesare in faccia al Benfica, sconfitto 2-1 grazie alla doppietta di Altafini.

Nell’estate del 1966 Maldini saluta il Milan e vive in granata il suo ultimo anno di carriera. A Torino. Città del Toro. E della Juve. La squadra che ha fatto urlare “Mille” alla famiglia di rossoneri purosangue. È successo mercoledì sera. Agli sgoccioli di un Milan-Juve 1-3 che i tifosi del Diavolo non ameranno ricordare. Ma che comunque segna un’epoca sulla linea del tempo del Pianeta Calcio. Daniel Maldini, talento offensivo del 2001, entra in campo a sette minuti dalla fine. Un Maldini sul rettangolo verde. Con la maglia del Milan. In serie A. È accaduto esattamente mille volte. Daniel ha ancora un’infinita strada davanti per riuscire a segnare il cuore del popolo rossonero come ha fatto il nonno. E come ha fatto il padre. Perché tra Cesare – scomparso nel 2016 a 84 anni – e il nipotino, c’è la carriera di “Paolino”. Paolo Maldini. Nato nel 1968 e nel gennaio del 1985 già in campo, a 17 anni non ancora compiuti, in casa dell’Udinese, nel giorno della sua convocazione numero uno in prima squadra, agli ordini del Barone Nils Liedholm. Quella di Paolo Maldini, terzino elegante e ruvido all’occorrenza, più che storia è leggenda. Col Milan gioca 31 stagioni, considerate anche quelle nel settore giovanile. Con i “grandi” i campionati sono 25, le presenze tra campionato e coppe 902. In Serie A 647. Dal 1984-1985 al 2008-2009. L’elenco dei trofei conquistati è da brividi: sette scudetti, cinque Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali, un mondiale per club, cinque Supercoppe Europee, una Coppa Italia, cinque Supercoppe di Lega e un Mundialito per club.

Oggi Paolo è direttore tecnico del Milan. E mercoledì sera era in tribuna quando la stella dei Maldini ha cambiato colore nel cielo di San Siro. Come tutte le favole, anche qui non sono mancate le disavventure. Gli attriti di Paolo con una parte della tifoseria rossonera, esplosi il 24 maggio del 2009, al termine di Milan-Roma, durante il giro di campo con cui il numero 3 celebrò il suo addio al calcio giocato. Si litiga anche nelle migliori storie d’amore. Incidenti del mestiere. Parentesi grigie in uno spartito che regala musica magica. Alla fine quel massaggiatore della Triestina che convinse Cesare a fare il calciatore va ringraziato. Ovunque sia. Perché ha prodotto la scintilla che ha acceso tutto. E che ha fatto esplodere una delle imprese sportive più belle e romantiche del mondo. Mille volte Maldini. Mille volte col Milan in serie A. E non finisce qui. C’è da giurarci. —

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