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DOPO IL BIG-MATCH 

Inter, il netto successo nel derby d’Italia vale come candidatura

La squadra di Conte, spinta da un sempre più grande Barella in pole per interrompere l’egemonia bianconera

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MILANO. Il passaggio di testimone è avvenuto. Nel gelo di San Siro, in una notte senza pubblico e con fuochi d’artificio fuori dallo stadio a spezzare il silenzio di un derby d’Italia atipico. L’Inter è pronta a raccogliere l’eredità della Juventus e a interromperne l’egemonia che dura da nove anni. Antonio Conte non lo ammette a parole, ma il risultato di San Siro, e le modalità con cui è maturato, lo certifica.

Vero, il Milan sta andando oltre le più rosee aspettative. Ma a livello di esperienza, profondità di rosa e qualità negli interpreti Handanovic e compagni sono superiori. Anche perché aver fatto sprofondare a meno sette la principale rivale rappresenta una bella iniezione di fiducia in vista dei prossimi impegni. I nerazzurri non battevano la Vecchia Signora da quattro anni e mezzo.

Frank de Boer era stato l’ultimo a riuscirci, una gioia estemporanea in anni in cui l’Inter aveva fatto la comparsa. Questo 2-0 però ha un sapore diverso: perché la squadra di Conte ha mostrato i muscoli e ha piegato le resistenze di una Juve stanca e sfilacciata, a livello di testa e di gambe.

È ancora presto per parlare di resa dei bianconeri, ma la squadra – nonostante le recenti turbolenze societarie – ha preso coscienza della propria forza. Lo scivolone con la Samp può essere catalogato come semplice incidente di percorso, se inserito nel contesto in cui l’Inter ha domato la creatura ancora imberbe di Pirlo e ha messo insieme una striscia di otto vittorie consecutive. Contro i bianconeri poi i nerazzurri hanno spazzato via anche i dubbi legati a una eccessiva dipendenza dalla LuLa, in particolare da Lukaku.

Il belga e Lautaro Martinez sono rimasti a bocca asciutta nel derby d’Italia, lasciando spazio in copertina al moto perpetuo Barella e a un ritrovato Arturo Vidal, che si è sbloccato proprio contro la sua ex squadra dando continuità al gol in Coppa Italia (su rigore) contro la Fiorentina.

Anche la difesa ha dato prova di maturità, annullando due assi come Morata e Ronaldo e dimostrando la solidità della passata stagione. Lukaku e Lautaro restano la miglior arma a disposizione di Conte per scardinare le partite (anche se non segnano da tre partite), ma la forza del collettivo – uno dei principi filosofici più cari all’ex ct della nazionale – sta venendo fuori di gara in gara.

Una vittoria, quella contro contro la Juventus, arrivata nel segno di Nicolò Barella. Non può che essere il sardo, infatti, l’uomo simbolo del primo successo contro i bianconeri dopo 1586 giorni, e non solo per il gol. Il cuore e la grinta hanno fatto diventare l’ex Cagliari un idolo per i tifosi, che vedono in lui l’erede di un altro centrocampista tutto passione come Nicola Berti, mentre magari Conte dalla panchina rivedrà un se stesso più giovane. La crescita, che farà felice anche Mancini in chiave nazionale, è resa evidente anche dai numeri: Barella ha infatti già migliorato sia a livello di gol (2 contro 1) che di assist (5 contro 4) lo score totalizzato con l’Inter nella scorsa Serie A. —

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