Tartari e quello Spal-Juventus del 1973 «C’era gente sugli alberi, Altafini fu decisivo»
Coppa Italia. Mercoledì a Torino le due squadre tornano a sfidarsi a distanza di oltre 47 anni dall’ultimo confronto nella competizione, finito 0-5
amarcord
Una vita fa. Eppure sembra ieri. Che notte, quella notte contro la Juventus.. Era il 2 settembre del 1973, data dell’ultimo confronto di Coppa Italia tra Spal e Juventus.
Le differenze rispetto alla partita che andrà in scena dopodomani: si giocava a Ferrara, e non a Torino; era il girone eliminatorio, e non un quarto di finale; biancazzurri reduci da una promozione in B e non da una retrocessione in cadetteria. Resta il fascino della sfida. La provinciale per antonomasia, la Spal, contro la Signora del calcio italiano.
Tra i protagonisti di quella gara di Coppa di 47 e passa anni fa, c’era anche Marco Tartari. Ferrarese doc, spallino nell’anima, il Divino serba ricordi indelebili del match.
Tartari, per lei non era una novità sfidare la Juventus in Coppa Italia.
«Infatti. La affrontai anche il 19 settembre 1971, a Torino, quando giocavo nel Taranto. Con me c’erano pure Aristei e Paina, a loro volta futuri spallini».
E come finì?
«4-1 per loro...».
Una costante, allora, le goleade al passivo, visto che la Spal perse 5-0.
«Alt. Con la Spal giocammo alla pari».
Ma come, alla pari?
«Proprio così, è la verità. Eravamo sull’onda lunga della mitica promozione, la squadra esprimeva un calcio meraviglioso, e lo stesso presidente juventino Boniperti ci temeva, tanto che in un’intervista prima della partita ammonì: “attenzione alla Spal, è pericolosa. Ci attende una gara difficile”».
E poi?
«Caciagli preparò benissimo la partita. Eravamo compatti, li imbrigliammo a centrocampo, ci esprimemmo ad alti livelli. Ribadisco: gara alla pari. A fine primo tempo avremmo meritato noi il vantaggio, o almeno la parità, e non lo 0-1 siglato da Cuccureddu. A sparigliare le carte fu una sostituzione nell’intervallo».
L’uscita per infortunio di... Tartari.
«Ah, ah, ah... Buona. No, fu l’ingresso di Altafini nella Juventus».
Ma lei stava giocando benissimo.
«Vabbè... Diciamo che stavo facendo un’ottima partita. Sfiorai anche il gol: tiro, pallone che rimbalzò a terra e poi sul petto di Zoff ma rimase lì, non entrò. Zoff fu impegnato seriamente anche da Pezzato: due palloni a tu per tu col portiere, che fece miracoli. Meritavamo il vantaggio».
Diceva di Cuccureddu, e di Altafini.
«Cuccureddu non era un buon giocatore, ma possedeva una “castagna” incredibile e mise una punizione nel sette. L’ingresso di Altafini, poi, fu determinante».
Tre gol, nella ripresa, li fece però Anastasi...
«C’entra nulla. Vi racconto. Io uscii per un leggero fastidio muscolare. Dopo l’intervallo risalii e mi misi a seguire la ripresa dalla panchina vicina alla scaletta degli spogliatoi. Vidi Altafini da due passi. Aveva 35 anni ma andava “a mille”. Spostò gli equilibri, come spesso gli accadeva quando con la Juventus entrava nei secondi tempi. Giocatore immenso, un mostro, un super campione. Quando aveva voglia di giocare faceva la differenza. Qualità eccezionali. Non segnò ma diede profondità alla Juventus, portò scompiglio. Imprendibile. Noi ci disunimmo, e finì 0-5. Punteggio tanto esagerato quanto immeritato».
Rammenta qualcosa dell’atmosfera di quella partita?
«Tutto. Noi in maglia rossa, perché - al di là del regolamento, del dovere di ospitalità - Mazza acconsentì che la Juve non mutasse divisa, e la cambiammo noi. Il presidente era in ottimi rapporti con Boniperti, ci fu anche una premiazione prima della gara. Stadio stracolmo, uno spettacolo, una grande festa. Ricordo benissimo che addirittura c’era gente arrampicata sugli alberi, in strada dietro il Curvino che all’epoca era basso».
Dopodomani la Spal va a Torino a sfidare la Juventus nei quarti di finale. Gara scontata, meglio schierare una formazione alternativa e dare priorità al campionato?
«Le partite vanno giocate, tutte. La Spal ha fatto molto ad arrivare fin lì, e personalmente non credo che mister Marino vada allo Stadium a fare le barricate, ed a mettere le seconde linee. Hai visto mai?»—
Paolo Negri
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