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La rinuncia dell’azzurro Minozzi: no al Sei Nazioni «Due mesi in bolla? Mai»

La rinuncia dell’azzurro Minozzi: no al Sei Nazioni «Due mesi in bolla? Mai»

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«Chi non ha testa abbia gambe», dice un vecchio adagio. Torna in mente davanti alla scelta dell’estremo azzurro Matteo Minozzi di rinunciare alla nazionale di rugby impegnata nel prossimo Sei Nazioni. «Sono stanco fisicamente e mentalmente, un po’ troppo per vivere due mesi in una bolla», dice in un post sui social. In forza al club londinese delle Wasps, Minozzi è un po’ che non viene schierato in Premiership. «Dopo la Autumn Nations Cup ho riflettuto a lungo sulle mie prestazioni e su quanto compagni, allenatori e tifosi italiani si aspettino da me – dice ancora - Ho voluto essere onesto con Franco e voglio esserlo con tutti gli appassionati italiani che credono in me e mi vogliono bene».

Smith ha fatto della preparazione atletica dei giocatori il suo credo, i carichi di lavoro sono stati importanti per tutte le sei settimane del lungo raduno di ottobre-dicembre. Non tutti hanno retto, soprattutto chi, come Minozzi, ai mondiali in Giappone si giocava ai piazzati (e vinceva) la possibilità di essere esentato da una seduta in palestra. Davanti alla prospettiva di altre sei settimane così, senza un momento di svago (la bolla anticovid prevede solo spostamenti fra campo e albergo senza possibilità di incontrare nessuno esterno), ha rotto qualcosa nella testa del ragazzo prodigio del rugby italiano, l’unico nella storia recente capace di fare 10 mete in 20 gare, 4 in 5 presenze nel suo primo Sei Nazioni. —

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