Duello Leka-Sacripanti «Ma quale rissa, solo un battibecco»
FERRARA. Il finale burrascoso della gara fra Napoli e Top Secret, con tanto di articolo web dove si parla di “rissa tentata fra i coach delle due squadre, con un coach Leka impazzito che tenta la rissa con coach Pino Sacripanti”, è stato ieri pomeriggio nettamente ridimensionato dalle note stampa delle due società: Napoli ha smentito l’articolo di una testata on-line, mentre il Kleb è stato chiarissimo: “Per quanto sgradevole e non condiviso dalla nostra e dalla comune etica sportiva – si legge nella nota emessa ieri pomeriggio -, crediamo che l’episodio sia riconducibile e debba restare in un contesto agonistico, un eccesso che non approviamo, ma a cui neppure vogliamo dare ulteriore risalto o ravvivare con polemiche delucidazioni che inevitabilmente risulterebbero di parte. La nostra società opera e continuerà ad operare perché non si ripetano tali esasperazioni, ritenendo archiviata la spiacevole situazione verificatasi e ribadendo il proprio buon rapporto con SS Napoli”.
Già all’andata i due tecnici non si salutarono a fine gara, al Pala Barbuto alcuni battibecchi non sono mancati, a testimoniarlo pure il doppio fallo tecnico comminato dagli arbitri al minuto 37.
Coach Spiro Leka, ovviamente parte in causa numero uno, ieri pomeriggio ha spiegato come sono andate le cose. «C’è stato il classico battibecco che a volte emerge durante una partita fra due allenatori – dice Leka -; essendoci un precedente, che uno non ha stretto la mano all’altro (Sacripanti all’andata ignorò leka; ndr), era rimasto qualcosa nella prima partita. Negli ultimi minuti di mercoledì Sacripanti diceva di vergognarmi perché parlavo con gli arbitri, in una gara già finita. La cosa mi è dispiaciuta. Finita la partita, per me finisce tutto e si va a stringere la mano: l’ho stretta a tutti i loro giocatori ed ai componenti della panca, Sacripanti non c’era. In conferenza do merito a Napoli che ha vinto meritatamente, quando sto per rientrare in spogliatoio mi trovo cinque persone davanti, fra cui Sacripanti e quattro dirigenti, che mi guardavano con tono minaccioso».
«A Pino ho detto che bisogna avere rispetto per i colleghi e che avrebbe dovuto stringermi la mano. Non c’è stato avvicinamento, a maggior ragione non c’è stata tentata rissa e nel parcheggio, a differenza di quanto si cita nell’articolo, non è capitato niente anche perché c’era il nostro entourage. Dal corridoio in poi non ho più visto coach Sacripanti». —
L.M.
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