Sant'Agostino, Masi e Argentana: «Scendere in campo così non ha senso»
La quasi totalità delle società di Eccellenza contraria alla ripartenza del campionato: anche i club ferraresi dell’opinione che giocare è impossibile
FERRARA. La più mellifua e fondamentalmente una delle più feroci maledizioni dell’antica Cina: “Che tu possa vivere in tempi interessanti”. Per lo sport dilettantistico, questi sono tempi decisamente “interessanti”. Qualche giorno fa, i capitani delle squadre del girone C di Eccellenza hanno firmato una lettera aperta chiedendo di ricominciare a giocare (i campionati sono sospesi da diversi mesi). Il nuovo presidente del Crer, Simone Alberici, ha contattato con una riunione in videoconferenza tutte le società che fanno capo a questo campionato (sono 43). Solo quattro squadre (tra cui la Copparese) per motivi vari non hanno partecipato. La risposta quasi unanime delle società è stata un sonoro: «Ma anche no!». Adesso manca solo un passaggio: il comitato federale (perché le decisioni finali si rendono a Roma). In attesa di sapere chi e come scenderà in campo, e se qualcuno lo farà, è sembrato giusto chiedere la posizione sul rientro in campo alle società ferraresi: Sant’Agostino, Copparese e Masi Torello nel girone B, Argentana nel girone C. Il quadro generale è valutato con serena freddezza, tenendo ben separato il mondo in cui si vorrebbe vivere da quello in cui si è costretti a muovere.
CHIAREZZA
Il presidente del Sant’Agostino, Bruno Lenzi, è come sempre chiaro e assolutamente preciso nella sua analisi: «Riprendere a giocare? Ma non ci penso nemmeno. Ci sono una decina di ragioni specifiche e generali per non riprendere. Gli sponsor sono spariti, per ovvie e comprensibili ragioni. Artigiani ed esercenti che faticano ad andare avanti con la loro famiglia hanno una diversa scala di priorità rispetto a quelle del calcio e non possono aiutare. Con il distanziamento sociale, e la chiusura di bar e ristoranti, non abbiamo potuto proporre come ogni anno la nostra sagra del tartufo. E in estate non è stato possibile proporre o partecipare a tornei estivi con le giovanili».
«I genitori aiutano, ma anche l’attività che riusciamo comunque a proporre ai ragazzi non è tale da consentire di coprire le spese. Se andiamo a vedere le cifre, riprendere adesso significa bruciare tutte le riserve e rischiare di non potersi iscrivere il prossimo anno. Poi, un positivo tra i professionisti può isolarsi ed avere un rientro controllato. Un dilettante ha un altro lavoro o studia. È completamente diverso. E poi andiamo anche avanti grazie ai volontari. Volontari che possono tranquillamente decidere di non venire allo stadio per non correre rischi».
«E non ho finito - aggiunge Lenzi -: decidiamo di andare avanti. Come? Ma con il protocollo della D, mi dicono. Mi sono informato: è un protocollo difficile da attuare anche per società fortemente strutturate come quelle di serie D. E poi si dovrebbero giocare poche partite, con cinque retrocessioni ed incontri ravvicinati. Allora si gioca due giorni a settimana? Improponibile. E il tampone, costoso, ogni settimana, anche se dovessero pagarcelo o venirci incontro, sarebbe il minore dei problemi. In definitiva: se ci chiedono di giocare io rispondo di no. Se ci vogliono obbligare a giocare, sono disposto a dimettermi. Abbiamo lavorato e sgobbato in estate e tutto quel lavoro è servito a giocare un paio di partite di Coppa e una di campionato. No. Non ha senso».
PROTOCOLLI
Usa praticamente la stessa frase anche Graziano Quarella, direttore generale del Masi Torello Voghiera. «Non ha senso, veramente. Se riprendiamo a giocare, visto come vanno le cose, dovremo adottare dei protocolli. Usiamo quello di serie D? Bene. Cioè no, per nulla. Si tratterebbe di lavorare praticamente a tempo pieno, tralasciando le nostre attività, solo per osservare le regole di questo protocollo. Non sarebbe per nulla facile riuscire a mantenere le condizioni di sicurezza. E poi, ovviamente, ci sarebbero da portare avanti le attività sportive, sommandole ai protocolli. Fermiamola qui, riprendiamo più avanti. Magari giochiamo in estate, ragioniamo sulla composizione dei campionati. Ma sembra che si debba giocare solo un girone e che ci siano anche le cinque retrocessioni a girone. Prendiamo quello che c’è, ragioniamo, pensiamo al futuro, ma non cerchiamo di chiudere i campionati per forza. Lasciamo perdere le chiacchiere, ragioniamo sulle situazioni. E lasciamo perdere la ripresa del campionato».
REALISMO
Molto realista anche il presidente dell'Argentana, Eugenio Bruschi: «Riprendere il campionato? Mi sarebbe piaciuto veramente tanto. Oltre tutto, dato che alla fine giocherebbe l’Eccellenza, ci avevano contattato diversi giocatori che, pur militando in altre categorie, avrebbero voluto avere la possibilità di non perdere completamente l’anno. Avremmo anche potuto rinforzarci in modo efficace. Ma è solo un bel sogno. Ragioni, ti guardi intorno, e vedi che la situazione della società non è normale e credo che lo sport dilettantistico abbia bisogno di normalità. Non ha senso ragionare di protocolli, tamponi, spese, condizioni sanitarie, se la situazione della società è difficile come è difficile in questo momento. Esercizi chiusi, artigiani in difficoltà, scuole con didattica a distanza...».
«Andare allo stadio dovrebbe essere un piacere, uno svago, un divertimento, non una serie di obblighi e di problemi da risolvere con il pericolo di contagi o quarantene - aggiunge Bruschi -. Per come vanno le cose, meglio aspettare e guardare avanti, magari ragionare sui nuovi format dei campionati e prendersi il tempo per riuscire a risolvere le situazioni con calma e non immediatamente». —
Alessandro Bassi
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