In casa Ariosto una Ferrara in rampa di lancio «Ripagato il duro lavoro»
ferrara. «La pallamano – per me – rappresenta uno stile di vita e mi ha insegnato ad accettare le sfide, dando sempre il massimo». Ecco Chiara Ferrara, pallamanista di spessore e di talento. Un amore per questo sport sbocciato a scuola all’età di 8 anni. «Praticavo nuoto, ma quando ci hanno presentato questa disciplina, l’attrazione è stata immediata».
Entriamo più nel dettaglio. «Ho militato a lungo nella squadra di Rovigno, la città dove sono cresciuta e dove mi è stata trasmessa la passione per questo gioco. Attraverso il mio impegno e il duro lavoro sono entrata a far parte della squadra giovanile dell’Istria; a 14 anni ho iniziato a giocare in prima squadra e nel 2017 abbiamo vinto il campionato, ottenendo la promozione».
Terminata la scuola superiore, l’approdo a Ferrara con l’Ariosto Pallamano. «La società mi ha dato l’opportunità di giocare e studiare, offrendomi l’alloggio. Adoro lo sport e quindi Scienze Motorie è la facoltà giusta per me».
«Sono felice di far parte di questa realtà - prosegue Chiara -: disputo due campionati (con la squadra di A1 e con quella di A2; ndr) che mi fanno crescere come giocatrice. In campo non mi arrendo mai e ho sempre voglia di migliorare e fare di più; non mi accontento mai».
Un pensiero per la stagione attuale. «Nel complesso sono soddisfatta per l’andamento – fino ad ora – del nostro campionato, anche se alcune sconfitte ci hanno lasciato un po’ di amaro in bocca».
Capitolo pandemia. «Purtroppo questo brutto periodo che stiamo vivendo porta dei limiti allo stile di vita abituale, ma dopo ogni tempesta arriva il sole e sono sicura che torneremo alla nostra “nuova” vecchia quotidianità». La giocatrice, che oltre alla pallamano adora viaggiare e stare in compagnia, ha ben chiari i progetti futuri.
«Sicuramente laurearmi e continuare a giocare il più a lungo possibile, ma per adesso penso a vivere ogni giorno al massimo e senza troppi pensieri: sono sicura che l’impegno e il duro lavoro verranno ripagati». —
Enrico Ferranti
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