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Spal-Empoli nel nome di Nando Donati Sabato la sfida tra le “sue” squadre

Spal-Empoli nel nome di Nando Donati Sabato la sfida tra le “sue” squadre

L’immensa e indimenticabile ala destra ha iniziato e chiuso la carriera con la società toscana, in tutto 117 gare e 16 gol Ma a Ferrara ha fatto la storia: un simbolo, 181 presenze, due promozioni ed un legame speciale con città e tifosi

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il ricordo

Quasi 51 anni esatti. Era febbraio, il 22 febbraio del 1970. Fu quel giorno che la Ferrara calcistica, la Ferrara spallina, vide per la prima volta una giovane aletta di guizzo e tecnica, pulita nelle sembianze e nel gioco. Poco estro ma tanta classe, il che non è una contraddizione. E se ne innamorò. Di già. Pur se era ancora un avversario e solo di lì a poco sarebbe divenuto un idolo della nazione.

tutto ebbe inizio

Quel 22 febbraio 1970 l’Empoli sbancò corso Piave con un 2-0. I gol furono altrettante autoreti dello sfortunatissimo Moretti, quell’anno - il primo di C per la Spal dopo la doppia retrocessione - realmente al rientro dopo il tremendo infortunio che ne aveva di fatto stroncato una luminosa carriera da difensore centrale. Riciclato terzino sinistro, Moretti contro l’Empoli soffrì le pene dell’inferno al cospetto del numero 7 ospite: Ferdinando Donati. Per tutti sarebbe diventato semplicemente Nando.

Dopodomani, sabato 13 febbraio 2021: Spal-Empoli. Ecco sarebbe stata, sarebbe, idealmente sarà la partita di Nando. Quella tra le sue squadre.

Toscano di Peccioli (in provincia di Pisa), classe 1949, brevilineo come nel più puro stile delle ali di “una volta”, tutta la carriera di Donati è stata caratterizzata da Empoli e Spal, a parte un biennio alla Ternana: Empoli-Spal-Empoli-Ternana-Spal-Empoli. Inizio e fine in azzurro (117 presenze e 16 gol) ma la gloria in maglia spallina: 181 partite, 13 reti, due promozioni, tra i simboli della Spal di Mario Caciagli.

lo stile

Amatissimo dalla città, dalla gente, dai tifosi. Un uomo straordinariamente comune, che in campo sapeva ergersi a protagonista. Al servizio della squadra, al servizio dei compagni. Micidiale nello spunto e nei cross, telecomandati per i Pezzato, per i Gibellini, financo per le rare reti di Goffi nella prima promozione. Sapeva fare la differenza, e ne sa qualcosa il povero Aldo Maldera (e non solo lui), portato a spasso all’infinito in un mitico Spal-Milan 3-1 di Coppa Italia.

Grandissimo amico di Franco Pezzato, col quale - curiosamente - aveva fatto conoscenza proprio nell’Empoli, giovanissimi, entrambi ad inizio carriera, il “Cina” prestato ai toscani dalla Spal. La loro partnership nacque in azzurro, prima che si ritrovassero a Ferrara e portassero in alto la Spal, scrivendo pagine memorabili, insieme ad altri grandi protagonisti. Ma le costanti furono loro: Donati-Mongardi-Goffi-Tartari-Pezzato. Poi: Donati-Fasolato-Gibellini-Manfrin-Pezzato. Nel 72/73 come nel 77/78 il 7 e l’11 erano gli stessi.

Per la Spal come per l’Empoli, Donati è stato ciò che uno Steve Coppell è stato per il Manchester United.

senza eredi

Dopo Nando, né Empoli né Spal ne hanno trovato un vero, autentico erede. Ci sono state illusioni e delusioni, tanti ottimi e buoni giocatori, alcune promesse, ma nessuno che ne rilevasse esattamente il testimone. Per motivi diversi, ed in anni diversi, Sartori, Cascella e Giani alla Spal non hanno replicato Nando, così come Marco Ciulli all’Empoli alimentò solo speranze poi non confermatesi. In seguito l’evoluzione (o l’involuzione...) del calcio ha reso inutile ogni anche solo teorico tentativo di paragone.

intervista alla vigilia

Odiamo parlarne al passato, anche se ormai sono sette anni che Nando ci ha lasciati. Ma lo sentiamo sempre presente, il suo sorriso ed il suo delizioso accento. Sarebbe stato piacevole fare una bella chiacchierata con lui alla vigilia di questo Spal-Empoli. Avrebbe posato uno sguardo competente, fatto un’analisi acuta. Lui, uomo di calcio a tutto tondo (giocatore, allenatore, osservatore, responsabile di settore giovanile), chiamato ad esprimersi sul confronto tra le squadre della sua vita. Anche se abbiamo la certezza che il suo cuore fosse spallino. L’identificazione autentica era quella, e nel momento dell’addio fu chiaro una volta di più.

Idealmente sarebbe bello che questo Spal-Empoli onorasse la memoria di Nando. Che sia una grande partita. Come avrebbe amato lui. Come l’avrebbe giocata lui. Con stile.—

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