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D’Auria già sta pensando alla ripartenza Top Secret

Lorenzo Montanari
D’Auria già sta pensando alla ripartenza Top Secret

Basket serie A2. Domani e mercoledì ulteriore giro di tamponi in casa biancazzurra 

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l’intervista

E’ iniziato tutto nella notte fra sabato 6 e domenica 7 febbraio: la Top Secret, a Rieti per affrontare la Kienergia, viene colpita duro dal Coronavirus entrato prepotentemente nel mondo biancazzurro. Dopo poco più di una settimana, con il periodo della quarantena verso la conclusione, la luce in fondo al tunnel si intravede. La salute è in fase di miglioramento, grazie al lavoro di tutto lo staff biancazzurro: medico e dirigenziale.

Anche per il patron Francesco D’Auria è stata una settimana vissuta pericolosamente, sempre vicino alla propria “creatura”. «Dal giro di telefonate che ho fatto – dice D’Auria - ho sentito tutti in miglioramento, molto meglio rispetto ai primissimi giorni. Adesso bisogna aspettare chi domani e chi mercoledì per rifare il giro dei tamponi, dopo di che capiremo il da farsi. Noi facciamo le cose come da normativa e protocolli, fino a quando non abbiamo contratto il Covid i ragazzi erano stati a dir poco perfetti, avevano mantenuto tutto quello che la nostra società si raccomandava, come fare il più possibile la vita da atleta. Purtroppo è toccato anche a noi, bisogna prenderne atto: però vogliamo che dappertutto ci sia una vigilanza più aggressiva, anche perché noi non abbiamo sbagliato nulla».

I prossimi passi

«Andrà vista la situazione fisica di tutti gli atleti - spiega D’Auria -: sono stati contagiati tutti, non è il problema di un giocatore solo. Faremo le cose che lo staff medico ci dirà».

«Intanto ci tengo a ringraziare tantissimo i membri del nostro staff medico – ha continuato il massimo dirigente biancazzurro -, perché sono stati veramente super operativi e super disponibili. Tutt’oggi, quando ci serve qualcosa, ci sono sempre. Ora ci diranno come comportarci e noi seguiremo alla lettera le loro indicazioni».

Recuperi

«In questo momento giocare è l’ultimo dei nostri pensieri, lo dico molto sinceramente. Ci teniamo alla salute del nostro staff, come del resto di quella dei nostri atleti e delle famiglie coinvolte. Quella è la cosa indispensabile».

Rimane il fatto che in tutto il girone le partite da recuperare iniziano ad essere parecchie. Si può ripensare alla formula? Ecco D’Auria: «Magari si potrebbe proporre lo spostamento della Final Eight della Coppa Italia di qualche settimana (ad oggi è in calendario per il primo fine settimana di aprile; ndr), così da poter recuperare le gare rimandate per i casi di positività al Covid. Il campionato dovrà essere finito, in un modo o nell’altro. La fase ad orologio? Potrebbe pure essere rivista, assottigliando il numero delle partite, attualmente fissate a sei, altrimenti davvero si rischia di non finire mai la stagione».

«Noi – è sempre D’Auria a parlare – abbiamo giocato 15 partite, ci sono squadre che ne hanno giocate anche due meno di noi, quindi dobbiamo metterci nei panni di tutti».

Blocco retrocessioni

«In Serie A possono fare quello che vogliono, anche bloccare le retrocessioni, però non possono assolutamente fare solamente una promozione dalla A2 alla massima serie: o passano a due ma resterebbe un campionato dispari non per colpa nostra, oppure si passi a tre promozioni dalla A2, così il torneo di Serie A ritornerebbe a 18 squadre. Non sono d’accordo che chi ha costruito una formazione che punta alla promozione si senta dire a metà febbraio che cala il numero dei passaggi alla categoria superiore: non è giusto».

«Il mio pensiero non cambia di una virgola rispetto a quello di domenica scorsa – ha chiuso il massimo dirigente biancazzurro -, noi siamo una famiglia e lo siamo sempre stati. In questo momento, fra virgolette, buio restiamo tutti vicini, speriamo di superarlo il più velocemente possibile ma, passatemi il gioco di parole, senza fretta. Faremo i passi quando il nostro staff medico ci dirà che possiamo farli, la voglia di giocare c’è, ma la salute va al primo posto. Abbiamo voglia di giocare, per noi è importante il basket, come del resto la sicurezza, anche perché gli atleti vivono con questo lavoro». —

Lorenzo Montanari

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