Via alla ripresa dei campionati amatoriali Sorpresa e preoccupazione dal fronte federale
Si teme la fronda di società verso gli enti di promozione. Ma soprattutto il rischio per la salute di giocatori ed entourage
FERRARA. C’è aria di tempesta. Non le avevamo dato grande risalto, la notizia era in un taglio basso della pagina, ma non è sfuggita agli appassionati e ha alimentato un bel po’ di discussione. Stiamo parlando della ripresa dei campionati Amatori ed Over 35 di Superlega Uisp-Csi, prevista per fine marzo, grazie al fatto che i vertici nazionali di Uisp e Csi hanno ottenuto l’inserimento di queste attività nel registro Coni fra quelle d’interesse nazionale, ottenendo quindi il via libera. Stessa cosa per basket e volley organizzato dagli enti di promozione dagli under 12 in su.7
ANCHE GLI SPOGLIATOI
La cosa per il calcio può sembrare un paradosso, se si pensa che dall’Eccellenza in giù tutto è fermo, ma il fatto di disputare fasi successive a quella territoriale, dà la connotazione di attività nazionale al calcio amatoriale e non a quello dilettantistico. Dalle dirigenze romane degli Enti di promozione sportiva – che già a settembre 2020 avevano stilato protocolli da seguire con maggior rigidità sulle certificazioni mediche – è arrivato il via libera per gli allenamenti addirittura anche con l’uso degli spogliatoi.
Gli allenamenti dovranno essere a porte chiuse, nel rispetto dei protocolli (sanificazione degli ambienti, presenza di un operatore di accoglienza, controllo della temperatura e autocertificazione singola o cumulativa). Sarà finalmente possibile utilizzare gli spogliatoi (sempre nel rispetto dei vigenti protocolli sanitari) sia in occasione degli allenamenti che per le gare, nel rispetto delle note del Dipartimento dello sport della Presidenza del Consiglio. Quando le squadre giocheranno in trasferta dovranno consegnare l’autocertificazione che la società ospitante dovrà conservare per 14 giorni (e viceversa).
Arriveranno poi certificazioni per società e atleti atte a poter fare liberamente attività (sempre nel pieno rispetto delle prescrizioni sanitarie) e potersi spostare se in zona arancione o dopo le 22 per rientrare alla propria abitazione.
Allenamenti e partite, per campionati d’interesse nazionale, sono infatti assimilati a esigenze lavorative, quindi, se si termina oltre le 22, si può tornare a casa, presentando l’autocertificazione in caso di controllo.
PARTECIPAZIONE libera
La partecipazione ai campionati, ovviamente, non sarà obbligatoria; entro il 18 marzo tutte le società potranno esprimere la propria posizione, con le partite che inizieranno nel weekend del 26 marzo, per terminare a fine giugno.
NIENTE TAMPONI
I dirigenti della Superlega Uisp-Csi Enrico Venturini e Giancarlo Beltrami – pur con tutte le cautele del caso – sanno di aver fatto detonare un bel petardo e infatti dal versante Figc le reazioni non hanno tardato ad arrivare e non solo in ambito locale. Il presidente del Csi regionale racconta di pressioni sul Coni da parte federale per far cambiare indirizzo, forse per la paura che qualche società, magari di categorie inferiori, lasci la federazione e passi a un ente di promozione sportiva, pur di giocare con meno vincoli. Già, perché l’unica differenza nei protocolli fra le due realtà sono i tamponi, che in Superlega non sono obbligatori.
IL MEDICO DICE NO
«Non mi permetto di ficcare il naso in casa d’altri - dice Bruno Lenzi, presidente del Sant’Agostino e medico -. Io sono contrario a ricominciare in senso assoluto e la mia società non riprenderà mai a queste condizioni. Lasciando da parte per un attimo gli atleti, il 95% dei dirigenti che seguono le squadre sono over 65 e quindi a rischio: come posso chiedere loro di venire al campo e con che faccia vado in piazza in paese se succede qualcosa per colpa del calcio? Abbiamo visto che una delle cose più efficaci contro la pandemia è non entrare in contatto con altri e vogliamo far riprendere a giocare gli amatori addirittura senza tamponi? Amo il calcio, ma ora la ripresa è l’ultimo dei miei pensieri».
DIRIGENTE CONTRO
Sulla stessa lunghezza d’onda è Giampietro Mazzanti, direttore generale dell’Argentana: «In Eccellenza 39 società su 43 si sono dette contrarie alla ripresa e noi siamo fra queste. I protocolli sanitari del calcio professionistico con tamponi frequentissimi funzionano abbastanza, ma già in serie D abbiamo dei problemi. Siamo in un momento in cui il rispetto della salute nostra e degli altri è primario e metterla a repentaglio per un divertimento lo trovo assurdo». —
Dario Cavaliere
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
