Spal, se Mora non è Correa Metro diverso
L’episodio culminato nel rosso era molto simile a quello che a Bologna ha visto il rigore accordato al laziale
Paolo Negri
FERRARA. Luca e Joaquin sono separati da una categoria, da un cartellino, da un rigore. Da un arbitro.
il paragone
Luca Mora, paladino della Spal di serie B, è stato sanzionato per una cadutina che non meritava il giallo, secondo e pesantissimo, sinonimo di espulsione, di Spal in dieci ed incamminata verso la débâcle.
Joaquin Correa, magnifico funambolo della Lazio in serie A, per analogo accentuato andare per le terre all’essere sfiorato dal connazionale Dominguez, è stato premiato con la concessione del penalty, e poco importa – nel nocciolo di ciò che qui si asserisce – che poi Immobile abbia sbagliato l’esecuzione dagli undici metri.
Si riguardino le immagini. Stessa dinamica dell’azione, stessa zolla di campo (l’ingresso al vertice sinistro dell’area), stesso sfiorarsi/toccarsi di piedi con il difendente.
La differenza? L’arbitro Giacomelli ha dato il rigore a Correa, l’arbitro Prontera lo ha negato a Mora e l’ha pure cacciato.
l’arte del simulare
Nostalgia canaglia. Una volta, ai tempi, negli anni della nostra gioventù, la simulazione era in fondo un’arte, o quantomeno una componente del calcio. Dalla malandragem del futebol brasiliano, al cadere di Luciano Chiarugi, “Cavallo Pazzo” per antonomasia dell’italico football. L’espediente, la forzatura al limite dell’illecito. Non propugniamo l’inganno, lungi da noi. Facciamo solo riaffiorare un aspetto del gioco. Chi, spallino nell’anima, non ricorda il rigoruccio (fondamentale nella storia biancazzurra) procurato nello spareggio veronese contro la Solbiatese da Robertino Labardi, fiorentino dal Dna viola e che di Chiarugi portava numero di maglia e anche una certa arte della “provocazione”?
coscienza
Ora, ribadiamo: Mora non ha simulato. Ha semmai accentuato. E l’arbitro ha sbagliato, giacché fosse anche stato puro inganno la logica induceva a non rovinare, a non incanalare, a quel modo una partita dopo 7 minuti. E che Prontera avesse la coscienza non propriamente immacolata è dimostrato dall’episodio accaduto nella ripresa quando Sernicola (già ammonito), è andato giù in area, ha chiesto il rigore, non se lo è visto concedere ma non è stato punito. Come mai? O era rigore o era... (secondo) giallo. No?
via di mezzo
In verità, può non esserci rigore senza che al contempo esista simulazione. E comunque. La Spal non necessariamente ha perso per quell’episodio di Mora, ma può aver perso (anche) per quello, in ogni caso innegabilmente condizionante. Una squadra in già precario equilibrio psicologico si è vista piombare sul groppone un peso assai condizionante, superiore a quanto poteva reggere in quel preciso momento di questa fase della stagione.
focus e verità
Non sviamo il focus dai veri problemi biancazzurri, ad ampio raggio e via via accentuatisi nel corso delle ultime uscite (pur se la lettura non può essere ridotta solo ai risultati e deve invece tener conto dei contenuti, spesso contrastanti), ma al tempo stesso non nascondiamo nemmeno una parte della verità. Certo, se poi ci metti del tuo fatichi anche a rendere credibili alibi che campati in aria non sarebbero.
In chiusura: tutta la vita Luca Mora. —
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