“Fughe”, aerei di linea e trasgressioni al protocollo Il rugby francese nella bufera
PARIGI. Al diciassettesimo giocatore della nazionale positivo, la nazionale francese di rugby diventa un caso. Soprattutto le responsabilità dei dirigenti e del ct Fabien Galthié, che non avrebbe rispettato le regole sulla "bolla" nella quale i giocatori sarebbero dovuti rimanere chiusi fino alla fine dell'isolamento. Il caso-rugby, con il cluster che ha reso impossibile disputare il match di Sei Nazioni contro la Scozia, sta diventando un caso nazionale, con molti che chiedono la testa del ct e dei dirigenti. Galthié ha dovuto incassare le parole del suo presidente federale, Bernard Laporte, che ha ammesso come il ct abbia abbandonato l'isolamento dopo la partita in Italia vinta contro gli azzurri per recarsi, il 7 febbraio, allo stadio Jean-Bouin di Parigi per assistere a una partita delle giovanili in cui gioca il figlio Mathis, di 19 anni. «Per me - ha detto Laporte - lui ha il diritto di uscire se porta la mascherina. Non vedo il problema, anche se non sono medico». Sostegno totale, quindi: «perché dovrebbe essere diverso? Non sono un giudice. E non perché voglio bene a Fabien. Lui sa benissimo che non faccio regali a nessuno».
Sull'altra uscita "chiacchierata", quella dei giocatori che sarebbero andati a mangiare focacce in giro per Roma prima della partita, «sono stati testati al rientro nel ritiro». Il caso però, non è affatto chiuso. L'Equipe gli dedica due pagine. Nell'articolo si elencano nuove trasgressioni riguardanti proprio Galthié, che è arrivato a Roma con un aereo di linea, e quindi a contatto con altri passeggeri, e non con quello della nazionale. Anche lo stesso Laporte è stato sorpreso a «prendere il caffè con altri passeggeri all'aeroporto», ma poi è apparso tranquillamente «e senza mascherina» all'interno della "bolla", addirittura a bordo campo a contatto con i giocatori. —
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