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Ieri un 8 marzo sempre speciale Caro Gibì, ci manca il suo calcio

P.N.
Ieri un 8 marzo sempre speciale Caro Gibì, ci manca il suo calcio

Il mitico ex allenatore spallino avrebbe compiuto 95 anni 

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Il ricordo

8

marzo, ieri. Una data particolare, un giorno speciale. Non solo per le connotazioni sociali che ha. Volendo scendere in ambito prettamente calcistico, l’8 marzo in casa Spal è indissolubilmente legato a un grande protagonista della storia biancazzurra. Ieri sarebbe stato (anzi, è stato) il compleanno di Gibì Fabbri. Il Maestro avrebbe spento 95 candeline. Idealmente lo ha fatto. Ed ha forse brontolato a modo suo, come in fondo amava, osservando dall’alto questo calcio così distante - sempre più distante - da quello che concepiva lui.

Gibì non avrebbe mai immaginato un football senza allegria, senza tifosi, in una società preda della paura e dell’incertezza, con la quotidianità stravolta. Per lui il calcio era vita e festa, in campo e fuori. Il che non significa che non fosse una cosa seria, anzi. Semplicemente, quella leggerezza era utile anche per far capire la scala di valori delle cose.

Caro Gibì le scrivo... Verrebbe voglia di cominciare così una missiva rivolta al vecchio nocchiero. Per chiedergli che pensa di tutti gli scienziati che pullulano nel calcio di oggi, adottando anche un linguaggio distante anni luci da quello così semplice ed al contempo efficace - proprio grazie alla sua chiarezza - che adottava lui. Non aveva segreti, nascondeva nulla (o il minimo indispensabile, in rarissime circostanze), non rifiutava mai una chiacchierata. Si presentava in canottiera al riscaldamento di una delle gare più importanti della stagione, e se lo stuzzicavi sull’imprecisione di certi cross, ti disarmava con il suo «ah, bemmò... se abbiamo gli attaccanti bassi, dobbiamo fare i cross bassi».

Eppure era stato ed era anni luce avanti a molti. La sua forza stava nella conoscenza dissimulata con dissacrante bonomia.

Vorremmo anche chiedergli che pensa di questa Spal, come la valuta in prospettiva, sapendo che la segue con occhio sempre innamorato e di riguardo, anche per la presenza di due suoi poulains quali Giorgione Zamuner e Max Mezzini. Darebbe loro qualche consiglio alla sua maniera, ed inviterebbe invariabilmente ad avere fiducia. Lui non la perdeva mai, anche quando tutto pareva perduto, come dopo quello scivolone con il Ravenna. Ed ebbe ragione lui.

Forza, fede e leggerezza. E gioco. Sarebbe questo il messaggio di Gibì alla Spal.

Ci mancano quegli 8 marzo in cui si festeggiava con lui. —

P.N.

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