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I 75 anni di Arrigo Sacchi l’inventore del nuovo calcio

Alessandro Bientinesi
I 75 anni di Arrigo Sacchi l’inventore del nuovo calcio

La Toscana nel destino: dall’esordio sfolgorante di Mannari al ko col Pontedera Arrivato alla corte di Berlusconi tra lo scetticismo generale, è considerato un guru 

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Alessandro Bientinesi

Nibbiaia e Pontedera. La frazione del Comune di Rosignano e la città della Vespa. Sono tanti i momenti decisivi della sua carriera da allenatore, momenti quasi sempre vincenti. Quella di Arrigo Sacchi, 75 candeline spente oggi, è passata anche dalla Toscana. E l'ha fatto in modo decisivo.

LA TOSCANA NEL DESTINO

Uno degli allenatori più vincenti della storia del calcio, però, nella sua prima stagione al Milan, fortemente voluto da Berlusconi, è circondato dallo scetticismo. Di tifosi e addetti ai lavori, ma proprio grazie a un calciatore nato a Livorno ma cresciuto a Nibbiaia, iniziò il suo percorso da mister quasi imbattibile. Non è tutto qui. Quando Sacchi passò alla nazionale italiana, uno dei momenti più bui e allo stesso tempo migliori della sua esperienza, avvennero nell'arco di pochi mesi. Prima ci fu una disfatta, quasi un'umiliazione. Che portava i colori della maglia granata in quel di Coverciano. Poi, negli Stati Uniti, un mondiale memorabile. Con il sogno di vincere il titolo negato da due suoi ex milanisti Baresi e Massaro. E il penalty decisivo spedito sopra la traversa dal Divin Codino, Roberto Baggio. Comunque la si veda, la carriera di Sacchi si lega a doppio filo con la Toscana anche quando il mister di Fusignano decise di lasciare il calcio, almeno non quello televisivo. «Troppo stress, questo mondo non fa più per me» disse nel 2001, quando era al Parma. Un addio che fa ripensare a quello di Cesare Prandelli di pochi giorni fa alla Fiorentina. Come se in quel mondo, che aveva iniziato a girare troppo forte, Sacchi si iniziasse anche lui a sentire un estraneo. Ma torniamo indietro. Al 3 luglio 1987, quando il Milan ufficializza l'ingaggio di Arrigo Sacchi. Nella stagione precedente, alla guida del Parma, riportato in Serie B, in Coppa Italia i ducali hanno eliminato proprio i rossoneri dalla competizione, vincendo a San Siro. Berlusconi punta tutto su quel mister, destinato inizialmente da Italo Allodi alla Fiorentina, ma molto ambizioso.

L’UOMO “NUOVO”

Venuto su dal nulla, un po' come lui. I risultati, però, tardano ad arrivare. E solo una vittoria per 3-2 al San Paolo sul Napoli di Maradona permette a quel Milan, già fortissimo, di mettere le mani sullo Scudetto. Per iniziare a convincere, però, Sacchi vuole puntare su una punta che ricorda nelle movenze e nel fiuto del gol Paolo Rossi. Si chiama Graziano Mannari, non ha neppure 20 anni e, come lui, è nato nel mese di aprile. I due mostrano di avere subito una grande compatibilità di carattere e Sacchi butta nella mischia Mannari, nato a Livorno ma originario di Nibbiaia. Il 7 febbraio 1988 Mannari subentra a Ruud Gullit, proprio l'olandese che lo aveva soprannominato Lupetto. Il Milan, che non aveva brillato fino a quel momento della stagione, vince la gara di Cesena e inizia la cavalcata verso lo scudetto. Mannari convince Sacchi, tanto che l'allenatore lo conferma in prima squadra, nonostante la rottura di tibia e perone. La concorrenza in quel Milan, tra Gullit, Van Basten, Virdis e Massaro è spietata. Ma Sacchi ama di quel ragazzo toscano la voglia di imparare e adattarsi agli schemi e ai movimenti imposti al gruppo rossonero. Il 1° settembre Mannari ripaga la fiducia e realizza un gol meraviglioso in un'amichevole di lusso contro il Real Madrid al Santiago Bernabeu (gara vinta 3-0 dai milanisti). Gioca 17 presenze in campionato e segna una doppietta nel 4-0 alla Juventus, uno con un tuffo a volo d'angelo con il colpo di testa che spedisce la palla alle spalle di Tacconi, facendo impazzire San Siro. Mannari da Nibbiaia regala anche un altra coppa a Sacchi. Dopo la vittoria nella finale di Coppa Campioni del 1989, 4-0 alla Steaua Bucarest, pochi giorni dopo i rossoneri battono 3-1 la Sampdoria nella finale della Supercoppa Italiana. Lupetto entra, segna il 2-1 e si procura il rigore del 3-1 finale. Da quel momento il Milan di Sacchi diventa praticamente invincibile, vincendo molti dei 29 trofei dell'era Berlusconi. Mannari? Due gravi infortuni lo costringeranno a una carriera di secondo livello, terminata tra i professionisti tra il 1995 e il 1997 nel Pontedera in Serie C. Gli ultimi 6 gol della sua carriera.

LA BEFFA GRANATA

Per uno strano incrocio del destino proprio Pontedera si legherà per sempre ad Arrigo Sacchi. La sua nazionale, è il 6 aprile 1994, cinque giorni dopo il suo 48esimo compleanno, disputa un'amichevole a Coverciano in preparazione del mondiale negli Stati Uniti. I granata di D'Arrigo vincono clamorosamente 2-1, reti di Rossi e Aglietti. Pierluigi Collina, arbitro di quel match, farà un lunghissimo recupero. Leggenda vuole imposto proprio da Sacchi. Ma il Pontedera vincerà. E dopo il mondiale, tutti diranno che sì, quella squadra granata di C2 quell'anno avrebbe potuto battere anche il Brasile di Romario e Bebeto. —

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