Zanca e un miracolo di Sant’Agostino Rio, Maia e quei talenti dal gol facile
L’ex direttore sportivo dei biancoverdi racconta la sua vita all’interno del club tra viaggi, giovani di talento e attaccanti irresistibili
la storia
Franco Zanca non è più nel calcio: 68 anni, pensionato dopo una lunga carriera da agente di commercio (cioccolato e dolciumi). E ora, a parte seguire con un certo distacco il calcio locale, una stagione importante in un ruolo diverso: quello del pranoterapeuta. Per amici, conoscenti, familiari. Niente più calcio attivo, quindi, Ma nel suo passato ci sono anni, molti anni, da ds del Sant’Agostino.
il filo
Per tornare sul filo della memoria, parlando dei ramarri, gli chiediamo la sua squadra ideale biancoverde. All’inizio è restio. Probabilmente ha paura di dimenticare qualcuno, perché, come ci sottolinea «di giocatori ne ho visti veramente tanti». Poi si lascia andare. Mentre chiacchieriamo ci rivela di aver tirato fuori il suo archivio personale: anni ed anni di articoli, con il Sant’Agostino come protagonista.
«Sono stato per tanti anni ds dei ramarri. Dal ’78 al 2010, con piccoli intervalli. Ho visto tanti ragazzi di valore arrivare e crescere, oppure imporsi per qualità e capacità. A Sant’Agostino, un anno, retrocedemmo. In squadra avevamo, per esempio, come punte Gilli e Belluzzi, Mirco Lodi davanti alla difesa e Camatarri centrale. Purtroppo era una squadra giovane, ma poi tutti i ragazzi si sono fatti onore».
Giocato? «Molto poco. Ho cominciato a 24-25 anni a fare il direttore sportivo. Nell’81 lanciammo una giovane promessa: Paolo Baldissara. Adesso Paolo è il vicepresidente e responsabile della sagra del tartufo. In quegli anni c’era anche l’attuale presidente Lenzi, un terzino solido e concreto». Zanca ha visto tanti presidenti e tanti allenatori, in tutti questi anni... «E la grande sintonia con Giuliano Dardi è rimasta a lungo. I presidenti sono stati quattro o cinque. Con Dardi andavamo in giro per il calcio mercato: ci conoscevano anche fuori provincia. E spesso altri operatori di mercato mi chiedevano informazioni, dato che conoscevo molto bene il movimento; di allenatori, qualcuno di più. Ma stiamo sui dieci nomi, anche se Loris Marani, che ci ha lasciato, lo ricordo benissimo. Ho cominciato da ds con Campanini, ex pro, anche lui scomparso da pochissimo. Ma ricordiamo anche Gigi Gallerani, Zanella, Grillenzoni».
contrasti
Sempre anni tranquilli? «Mi sono sempre imposto di parlare chiaro. Contrasti ce ne sono stati, ma è logico ci fossero. Il mio archivio racchiude tutto quello che trovavo sulla squadra: cronaca delle partite, interviste... E poi c’è la memoria. Ma con gli scritti, e molti sono presi proprio dalla Nuova, si ricorda sempre meglio».
Allora, come gioca la sua top undici del Sant’Agostino? «Non darò undici nomi e basta, ce ne sono di più da ricordare. E poi va considerato che, spesso, in certi ruoli andavano i giovani, che magari sono cresciuti dopo, o in altre squadre. Mettiamola così: propongo un solido 4-3-3, con giocatori compatibili per il reparto, e magari qualche nome aggiuntivo».
Bene. Cominciamo dal portiere. «Direi di partire da Burchi, un eccellente portiere che poi per anni ha ricoperto il ruolo di preparatore dei portieri da noi. Ma abbiamo avuto ottimi giocatori come “Rio” Atti, il grandissimo Ferrari, l’immenso Fabio Bretta». Costantino? «Bravo, ma preferisco altri». Come difensori esterni, chi ricorda e sceglie? «Subito mi viene in mente, a destra, Simone Pastore. A sinistra mi prendo uno spazio per ricordare Marco Ventre, che ci ha lasciato; ma rimane bene impresso il lavoro di Andrea “Briegel” Govoni, che adesso fa l’allenatore a Masi Torello Voghiera».
Difensori centrali? «Quelli che mi vengono in mente hanno fatto tutti una carriera da allenatori. A partire da Onestini, centrocampista in origine, o Palmieri: pure lui ha continuato come allenatore. O un altro che è rimasto nel calcio come tecnico, Fabio Fanti, anche figlio di un allenatore. Anche Camatarri, poi, è finito in panchina da tecnico. Ricorderei anche “Vito” Vitali».
A centrocampo, nel reparto a tre, chi schiera? «Ci metto il dinamismo e l’energia di Valentino Bergo, poi Andrea Trevisan e un altro ragazzo di grandissimo valore, diventato un buon tecnico come Fabio Montanaro. O magari Bolognesi o Druidi. Un centrocampo solido e dinamico». Infine, l’attacco. Qui dovrebbe esserci solo l’imbarazzo della scelta... «Infatti: i primi tre nomi, anche per caratteristiche tecniche che ritengo compatibili tra loro, sono Davide Piccinardi, Andrea Rizzati e “Maia” Atti. Lo so, sono delle punte particolari. Ma vuoi mettere il potenziale offensivo? E poi non ho inserito volutamente Belluzzi, che era un fenomeno, secondo me, da seconda punta, ma volevo giocare a tre attaccanti; quindi, Andrea Belluzzi come prima opzione supplementare».
zona gol
«Belluzzi lo presi dal Sassuolo, dopo il Reno Centese. Da noi fece bene, anche se segnò abbastanza poco (cinque reti, tre su rigore; ndr) ma poi andò a Copparo e segnò a raffica. E a Imola non solo fu capocannoniere, ma vinse anche il campionato. Credo abbia smesso da poco (lo scorso anno era nel ritirato Crevalcore; ndr). Spiegare perché ho scelto questi tre mi sembra inutile: sono tre giocatori di enorme spessore in zona gol. Certo, giocassero tutti e tre avrebbero bisogno di un grande centrocampo e di una difesa attenta. Ma credo che nessuna squadra avversaria dormirebbe sonni tranquilli. E non mi limito a questi, a Sant’Agostino: butto lì Gaggiani, Toninello». —
Alessandro Bassi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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