La Guerzoni pioniera della pallaovale «Le farfalle nello stomaco e il mio Cus»
Il rugby celebra la designazione della Munarini per una gara di Top Ten ma una ferrarese aveva anticipato i tempi
la storia
Nel panorama rugbistico italiano, una delle news della settimana riguardava il debutto nel Top Ten, la massima serie italiana per il rugby maschile, del fischietto “rosa” Clara Munarini. Web e principali testate si sono scatenati sulla “conquista”, glissando sul fatto che lo stesso direttore di gara aveva già debuttato nella massima serie arbitrando nel Trofeo di Eccellenza 2018 San Donà-Mogliano. In ogni caso è una strada che in campo internazionale è stata intrapresa da tempo. L’irlandese Joy Neville nel 2017 diresse un Petrarca-Lazio in Eccellenza e nel 2019 fu la prima donna a dirigere in Pro14.
Amy Perret ha diretto nel Super Rugby degli antipodi e Hollie Davidson e Sara Cox hanno diretto quest’anno incontri di Challenge Cup. Rugby più precoce del calcio, dove le luci della ribalta internazionali sono solo per la francese Stephanie Frappart, fischietto in Champions ed Europa League.
Ferrara in questo ambito vanta forse le capofila assolute della categoria, con Teresa Fregola prima donna arbitro nei primi anni ’80 e Federica Guerzoni arbitro nazionale ed internazionale a cavallo fra il primo e secondo decennio degli anni 2000, prima che l’amore la portasse a trasferirsi definitivamente in Francia ed appendere il fischietto al chiodo.
Per lei direzioni in serie A maschile, test match internazionali e tante partite nel 6 Nazioni femminile. Memorabile il cartellino rosso diretto sventolato sotto il naso di Andrea Masi, trequarti azzurro, durante un torneo seven. «A volte mi manca l’emozione prima della partita - dice Federica Guerzoni, raggiunta al telefono in Francia -. Quelle farfalle nello stomaco che per magia sparivano al fischio d’inizio... Mi manca il terzo tempo e mi manca il Cus, ma sono convinta che ci sia un tempo per tutto e che ad un certo punto devi cambiare pagina. Io sono andata via al top della carriera, ma non ho rimpianti. Forse solo quello di non aver alzato la voce prima, quando a mio avviso c’era qualcosa che non andava».
«Seguo ancora le vicende italiane, ma in maniera molto distaccata - prosegue Federica -. Sento spesso Mariotti (il decano degli arbitri ferraresi; ndr) ma tutto finisce lì. Io ho rubato nulla nella mia carriera, nessun regalo, anzi... Sono stata male quando la federazione ha incoronato la Benvenuti (altro arbitro donna; ndr) come l’eletta, senza minimamente ricordare che sono stata la prima in serie A, la prima con lo status di internazionale ed ho fatto quattro 6 Nazioni. Così, senza polemiche, ho detto stop. Non va bene... ma va bene così. Era poi un periodo dove avevo altro per la testa e non ci ho pensato su troppo».
«Sono felice per Clara Munarini e per il suo debutto. È un bene per il movimento femminile. Speriamo si sfondi una ulteriore porta e che si arrivi alla effettiva parità, agli stessi livelli, in un rugby italiano dove il maschile è ancora predominante».
«Qui in Francia abbiamo Stephanie Frappart che dirige nel calcio ed è tostissima. Ha tutta la mia stima per essere arrivata così in alto in un mondo difficile come quello del pallone tondo. Non ho mai visto una sua partita intera, solo reportage, ma ne parlano benissimo. Sicuramente il suo ruolo è più difficile, perché l’educazione nel calcio non è il massimo, ma è molto rispettata. Ha le cosiddette “palle”». Un po’ come Federica, no? —
Dario Cavaliere
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