Mazzanti e i mille volti dell’Argentana Le grandi firme, il distacco e il ritorno
Il dirigente dei granata ripercorre le tappe di una lunga avventura tra epoche differenti e momenti intensi vissuti al fianco di giocatori super
il racconto
Gianpietro Mazzanti, classe 1948, è da molti anni dirigente dell’Argentana. Ne è stato anche a lungo presidente. La caratteristica particolare di Mazzanti è che è stato presidente dei granata per due volte, ad una ventina di anni di distanza l’una dall’altra. Due società diverse, in momenti diversi, con risultati differenti. Praticamente, due vite diverse. Tanto diverse che, quando gli è stato chiesto di proporre la squadra della vita, ha detto che non era possibile.
ere diverse
Un’Argentana “grandi firme”, poi l’altra ottima Argentana del presidente Chiapponi, che non è stata seguita; infine l’Argentana del nuovo millennio e della fine di quello vecchio, anche questa raccontata con grande affetto ma... da lontano. Da anni, infatti, Mazzanti (che è un profondo conoscitore di calcio e di calciatori) la domenica non segue la sua Argentana, ma le avversarie. Per non star male, sussurra. A parte eventuali problemi di salute, ricordiamo una mitica partita dei granata a Conselice, tanti anni fa, con Mazzanti in tribuna e l’allenatore dei rivali Belosi in panchina, a partecipare alla gara con battute, indicazioni, qualche corsa laterale e in avanti. Una gara bruttarella in campo (vinta dall’Argentana su rigore) ma assolutamente spettacolare e godibilissima da seguire dal vivo per quel che succedeva sugli spalti e intorno al terreno. Ma il fatto di non seguire sempre la squadra non toglie nulla ad un dirigente che sa tutto dei suoi ragazzi; li conosce, li segue, ne ricorda i numeri (presenze, gol e tanto altro). Cominciamo dall’inizio. Ha giocato a calcio? «Pochi anni. In Terza categoria. Un anno a Bando ed un paio a Boccaleone. Poi capii che non ero abbastanza bravo per diventare ingegnere e, contemporaneamente, giocare a calcio. Puntai alla laurea. Poi, fui io a lanciare l’Asa Argenta di Basket all’inizio degli anni ’70. Contemporaneamente mio padre, che era il dirigente di riferimento dell’Argentana, decise di entrare nella Spal, e affidò a me i granata. Eravamo in Promozione allora, ma era un livello altissimo. Oggi, probabilmente, molti di quei giocatori di Promozione sarebbero tra i professionisti. Poi inserirono l’Eccellenza, ma fu in seguito. Quando l’Argentana salì in serie D, io non ero più con la società. In quel periodo seguivo il basket di Ferrara, rilevato da mio fratello. Cedetti l’Argentana contemporaneamente al passaggio della Spal a Nicolini. Presidente divenne Chiapponi, che ci ha lasciato da qualche anno».
Le Argentana che ha seguito erano molto diverse tra loro... «La prima Argentana, su di una eventuale top 11, ha sette giocatori che prima o dopo il campionato di Promozione in granata hanno giocato nei professionisti: in A o in B. Arrivammo anche primi nel girone, ma perdemmo lo spareggio con il Forlimpopoli e non riuscimmo a salire».
Allora, senza paura di dimenticare qualcuno, la prima delle due top 11: «In porta abbiamo avuto due soli portieri - rammenta Mazzanti -: diciamo Consolini. Ma anche Sartioli era molto valido. Difensore destro, sicuramente Targa. A sinistra Sedda. Difensori centrali Ghetti e Franco Fabbri, che presi io dalla Bondenese rilevando la parte di cartellino dei matildei. Poi, a centrocampo, Luciano Servidei (padre del Christian spallino; ndr) e Denis Bergamini. Qui credo sia inutile ricordarvi chi era. Un grande centrocampista fu Domini. Poi abbiamo avuto Marco Tartari. Fuori ruolo e fuori categoria voglio però ricordare Mongardi, cominciò qui e tornò a fine carriera. Oggi, il Comunale porta il suo nome. Le punte? Melucci e Soavi. Senza discussioni».
In seguito un lungo intervallo. Ed arriviamo, come Dumas, a vent’anni dopo... «Ho seguito poco gli anni del presidente Chiapponi. Farei un torto a citare qualcuno a caso». E se citiamo per esempio Pressi e Michelazzi, Bertozzi, o il capitano Vergnani, la punta Micheli... «Sono tutti giocatori di cui ho sentito parlare molto e bene. Però considerate che quando sono rientrato in società, l’Argentana aveva solo un cartellino: quello di Desiderati. Abbiamo avuto ottimi allenatori: da Zuccatelli a Ghedini, da De Furia a Mastrocinque a Candeloro, Simeoni, Giuliano Benini, Marchini... e diversi ragazzi interessanti da ricordare».
Vediamo la rosa, allora: «In porta un nome indiscutibile, quello di Ruffilli. È rimasto con noi sette anni, sempre ad alti livelli». In difesa, chi inserire? Cominciamo da destra: «Credo che non si possa non citare Brandolini, un grande giocatore, dominante. A sinistra penso si possa inserire Casoni». Coppia centrale? «In questi ultimi anni, io punto su Sfargeri (attuale direttore sportivo del Casumaro; ndr), un ragazzo di valore e grande serietà; poi un ragazzo che ha giocato per anni ad alti livelli, e cioè Ravaglia. Ma potrei aggiungere anche un profilo interessante come Alberi».
maglie
A centrocampo, da chi cominciamo? «Comincio da Donati. Ha giocato qui tanti anni, ha dato moltissimo alla maglia. E poi Folegatti, anche lui ha giocato tanti anni qui. Poi ci metterei Semeraro, un centrocampista veramente valido». Esterno offensivo? «Non posso non mettere Matteo Negrini. A parte che anche lui ha giocato nei professionisti, in granata è cresciuto ed è tornato dopo i professionisti. Una maglia per lui deve esserci». E le punte? «Due nomi secchi. Il primo è quello di Torino, anche lui veniva da categorie superiori. Negli ultimi anni credo sia stato il nostro attaccante più pericoloso. E per ultimo, Pagani. Ottimo attaccante, tante presenze, tanti gol. A lungo capitano della squadra e ottima persona». —
Alessandro Bassi
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