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La Superlega castello di carta Ma Agnelli: presupposti fondati

La Superlega castello di carta Ma Agnelli: presupposti fondati

Il presidente della Juve alla fine ammette che il progetto non si può realizzare Decisiva la fuga dei club inglesi, nessuna presa di posizione da Real e Barça

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Roma. Un effetto domino inarrestabile che ha travolto come un castello di carta quello che sembrava profilarsi come una torre dorata inespugnabile. Dopo la notte più lunga vissuta da Andrea Agnelli e da tutto il calcio europeo, il progetto Superlega si sfalda definitivamente in meno di 72 ore, messo alle corde dalla compattezza espressa da governi, Fifa, Uefa, leghe nazionali, tifosi, calciatori, allenatori e opinione pubblica mai apparsa così compatta e unanime nel bocciare la nuova creatura, rapidamente abortita. Il tutto nel nome della meritocrazia, sportività e competitività fatta di valori da conquistare sul campo.

Alla fuga nella notte delle sei squadre inglesi è arrivata nelle prime ore della mattinata la resa anche delle tre squadre italiane e dell’Atletico Madrid, orfane dell’appoggio delle britanniche. La prima a mollare una barca alla deriva è stata l’Inter che in un comunicato ha certificato quanto già era trapelato nella notte. Poi a seguire è arrivato il passo indietro del Milan, pronto a precisare quanto sia stata determinante nella scelta la voce di tifosi.

Poi è toccata alla Juventus ammettere attraverso le parole del presidente Andrea Agnelli che così come è il progetto non si può realizzare.

Il club bianconero però non molla le proprie intenzioni, ribadendo di restare “convinta della fondatezza dei presupposti sportivi, commerciali e legali del progetto”.

La società aggiunge che allo stato attuale però “ci sono ridotte possibilità di essere portato a compimento nella forma in cui è stato inizialmente concepito”, tenendosi dunque una porta aperta. Così come Real e Barcellona, che non si sono esposte.

Il Milan nel annunciare il suo no al progetto ribadisce però che serve un “modello sostenibile” mentre l’Inter fa presente al presidente della Uefa, Aleksander Ceferin che i club vedono una parte troppo esigua degli incassi dell’organismo confederale. E nel comunicato della proprietà Suning si fa capire chiaramente che le istanze da cui nasceva la Superlega non devono essere cancellate. C’è ora da capire come si possono riallacciare i fili con Uefa e Fifa alla luce della decisione nella notte di sfilarsi dall’esclusivo progetto.

«Il mondo dello sport ha regole chiare e una struttura piramidale. Questa piramide ha un collante che si chiama regola. O si sta nel calcio con le sue regole o si sta fuori» , ha ricordato il presidente della Figc Gabriele Gravina che ha aggiunto che non ci saranno sanzione nei confronti dei club italiani: «Assolutamente no. Non si può sanzionare un'idea. Ad oggi c'è un'idea da parte di alcuni soggetti che non si è concretizzata, poi nel momento in cui si dovessero avanzare ipotesi o progetti in contrasto con le norme statutarie ci sono gli organi di giustizia».

Dal canto suo il presidente Uefa, Ceferin, commenta: «La cosa importante ora è che andiamo avanti, ricostruiamo l’unità di cui godeva il gioco prima di questo e andiamo avanti insieme». —

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