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Dal sogno serie A dopo Lecce alla post season che sfugge Viaggio tra i numeri e le colpe

A.D.

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ferrara. È incredibile come il calcio riesca a mutare drasticamente proprio quando le certezze sembrano essersi solidificate. Perché dopo Lecce-Spal – giustamente – la piazza spallina era tornata a sognare il secondo posto, l’allenatore aveva messo il mirino sulla promozione diretta e la partita chiave con l’Ascoli sembrava essere un promettente trampolino di lancio della nuova gestione Rastelli. Uno che sin dal suo arrivo ha tentato di lavorare sulla psiche di un gruppo che è evidentemente privo di forza caratteriale e in difficoltà nel mettere in campo autostima, aggressività e forza necessaria a vincere partite, fare filotti e perseguire quindi obiettivi realmente importanti.

Ora la ricerca del target è minimale, con l’ottava piazza playoff come magra consolazione di un’annata – la seconda consecutiva – veramente negativa; con una caduta libera che la piazza di Ferrara e i colori della Spal non meritano proprio. E sia chiaro, all’impegno societario dal 2013 a oggi (oltre a quello che sarà negli anni) va solamente detto grazie, ma ai giocatori delle ultime annate i complimenti si fatica a farli.

Perché non è possibile che Semplici, Di Biagio, Marino e oggi Rastelli si prendano le colpe di ciò che in campo i calciatori non fanno. Il tecnico campano in questo finale di stagione si gioca anche la personale riconferma: il contratto scadrà al termine di giugno e dopodiché la Spal dovrà decidere se ripartire da lui o scegliere un altro allenatore e ripartire (ancora) da zero. I numeri dell’ex tecnico di Avellino, Cagliari e Cremonese dicono che fin qui la media remunerativa sotto la sua gestione è di poco più di un punto a partita: 8 conquistati nelle 7 gare biancazzurre condotte. Si leggono 2 vittorie (Cittadella e Lecce), 2 pareggi (Chievo e Venezia) e 3 ko (gli ultimi con Ascoli, Brescia e Frosinone). I gol fatti sono stati 7 e solo ieri la Spal non è andata a bersaglio sotto la gestione Rastelli, mentre quelli subiti sono stati 9 (solo alla prima col “Citta” Berisha non aveva raccolto palloni dal suo sacco). —

A.D.

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