Spal, disastro annunciato Ora il ridimensionamento con scelte tutte da fare Cominciando dalla guida
La triste conclusione dell’annata è stata conseguenza di errori che vanno dal mercato invernale all’esonero di mister Marino
l’analisi
Paolo Negri
Una stagione vissuta sulle montagne russe. Alti e bassi. Sempre più bassi. Fino al precipizio, rappresentato dall’esclusione dai playoff. Un fallimento, per la Spal. Un fallimento gestionale e sportivo.
Ad inizio stagione l’approdo agli spareggi-promozione era obiettivo plausibile, concreto, logico, alla portata. Nel migliore dei casi, sarebbe anche potuto arrivare qualcosa in più. Non a caso la Spal è stata in lotta anche per la promozione diretta. E, comunque, con mister Marino - dopo le iniziali giornate di assestamento - fuori dalla zona playoff non c’è mai stata. L’esonero del tecnico ha rappresentato la... continuazione della fine. Perché il principio è da individuarsi nel mercato di gennaio.
Sarebbe bastato poco per potenziare una squadra pienamente in corsa, ed invece depauperata nell’organico (a livello di utilità di soluzioni) e non rafforzata, a fronte di scommesse obbligate dalle direttive. Lì si è rotto qualcosa. Marino, al di là della condivisione di facciata, ha perso convinzione, il gruppo ha colto tale “imbronciatura” così come la chiarezza del messaggio giunto dall’alto. Se alle 19 dell’ultimo giorno di mercato arriva il no al già definito acquisto di Kragl (con ingaggio in buona parte coperto dal Benevento), se tra settembre e gennaio non si può acquistare un attaccante tra Coda, Pettinari e Forte (che tutti insieme avrebbero un costo pari a quello di una delle punte in organico di fatto “impossibile” da cedere), se l’ordine è cedere quanto cedibile, allora è evidente che la percezione è quella di una priorità non di ordine prettamente sportivo.
L’esonero di Marino ha portato a nulla, come prevedibile, perché nemmeno un qualsiasi santone della panchina avrebbe risollevato una squadra che ha progressivamente finito per pagare anche i propri innumerevoli limiti strutturali-caratteriali-dinamici, a lungo mascherati da un’identità e da un gioco che Marino era comunque riuscito a dare, prima di entrare nella spirale che a lui è costata il posto senza portare beneficio alla Spal, al di là di qualche illusorio sussulto.
L’epilogo è stato dei più amari. Scritto. Dopo la retrocessione, un’altra delusione. E ora è tempo di interrogativi. Cosa riserverà il futuro? Ci sarà un’inevitabile rifondazione, ma con quali presupposti? Il timore è quello di un ridimensionamento, di restrizioni budgetarie decise dalla proprietà che già aveva fatto intuire che la permanenza in serie B avrebbe significato non disimpegno ma nuovi parametri volti ad un ulteriore contenimento-rientro.
Ciò significa che l’organico verrà in buona parte smantellato. Si cercherà di ricavare tutto il ricavabile dalle cessioni dei vari Berisha, Valoti, Strefezza, i più appetiti sul mercato (sperando che gli acquirenti si materializzino). Si proverà a piazzare Murgia e Di Francesco, impresa a priori non facile visti contratti e andamento stagionale. Ci si rassegnerà a perdere Okoli e Ranieri, di rientro ad Atalanta e Fiorentina. Non verranno riscattati, per ragioni diverse, Segre (peccato), Asencio e Tumminello. Si concluderà l’avventura spallina di Tomovic e Paloschi. Si proverà magari a trattenere Sernicola e Sala fruendo dei buoni rapporti col Sassuolo. E si andranno a cercare giovani in prestito da qualche big, promesse della serie C qualche elemento affidabile ed agganciabile. Ma sarà un mercato di equilibrismi ed al momento è prestissimo per capire la caratura dell’organico che verrà allestito. E con quale guida tecnica.
Un allenatore emergente? Un giovane? Un vecchio marpione in cerca di rilancio? La conferma di Rastelli che la sua candidatura l’ha proposta?
E chi ci sarà alla direzione sportiva? Verranno confermati il d.s. Zamuner ed il suo braccio destro De Franceschi? Se sì, dando loro un minimo di agio? Se no, in base a quali giudizi? La “cellula” di mercato ha agito tra mille paletti, ha portato buoni giovani, ha conoscenze, competenze ed equilibrio. Se rifondazione dovrà essere, almeno che ci possa essere una base su cui poggiare. —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
