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l’ungherese valter ancora maglia rosa 

Caleb Ewan, forza e astuzia vince con la volata perfetta

Antonio Simeoli TERMOLI.
Caleb Ewan, forza e astuzia vince con la volata perfetta

A Termoli il tasmaniano è il padrone assoluto degli ultimi metri. Bravo anche il nostro Cimolai, al posto d’onore. Oggi una tappa per chi cerca avventure

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Centosessanta dei centottantuno chilometri previsti tra Notaresco e Termoli, spettacolare finale sulla costa Adriatica, corsi “a passeggio” tenendo a bagnomaria i tre fuggitivi di giornata, poi “riscaldamento” di una quindicina di chilometri e fuoco e fiamme negli ultimi cinque a Termoli.

Ecco il menù della settima tappa del Giro ed ecco servito, là dove si vedono a nord la Maiella, a est le Tremiti e a sud il Gargano (c’è chi se la passa peggio, va detto), anche il signore delle volate di questo Giro d’Italia.

Ha vinto Caleb Ewan, ancora una volta il 26enne velocista tasmaniano della Lotto Soudal ha bruciato tutti i concorrenti. Con quel suo modo di sprintare particolare, accucciato sulla bici, quasi appiattito nel momento dello sforzo maggiore. Ma lui, ieri, nell’intricato finale del porto molisano ha vinto anche, con la sua squadra, d’astuzia e lucidità.

Perché il menù prevedeva a 1.500 metri dalla fine una brusca curva a destra, seguita da duecento metri improvvisi all’insù. Poca roba, ma abbastanza per setacciare il gruppo ristretto dei pretendenti alla vittoria.

A quel punto, in un finale sempre in leggera salita, ci ha pensato un pretoriano di Peter Sagan, Daniel Oss, a sparigliare le carte cercando di favorire il capitano. Fernando Gaviria (Uae), signore delle volate appassito, ha cercato di sorprendere tutti anticipando la volata a 350 metri dal traguardo. Qui Ewan ha fatto un capolavoro.

Ha temporeggiato un attimo, perché altrimenti si sarebbe “bruciato” e poi, mentre Sagan dietro sceglieva di passare radente alle transenne trovando strada sbarrata da Andrea Pasqualon (Wanty), ha prodotto lo scatto decisivo.

Ha vinto facilmente. Dietro di lui un sempre convincente friulano Davide Cimolai (Israel), già secondo a Canale d’Alba nella terza tappa.

Gli manca il centesimo per fare la lira, ma è sempre lì, come Tim Merlier (Alpecin), terzo e frenato da una indisposizione “alla Dumoulin Giro 2017” sulla via di Termoli.

Non era considerato tra i più in forma il vincitore alla vigilia della partenza. Lui ha spiegato perché: «Per me la stagione sarà lunga. Sto crescendo a poco a poco, l’obiettivo è ambizioso, intanto puntavo a vincere due tappe al Giro e le ho vinte».

Sì, perché il tasmaniano in questo 2021 vuole vincere almeno una tappa alla corsa rosa, al Tour de France e alla Vuelta. Particolare, non da poco: vuole finire tutte e tre le grandi corse a tappe o si limiterà a lasciare il segno e poi togliere il disturbo prima delle montagne?

Gli altri? I battuti? Sagan non riesce a rompere il ghiaccio, così come la coppia azzurra Giacomo Nizzolo (Qhubeka) ed Elia Viviani (Cofidis) che, coltre ai titoli europei e italiani conquistati, in comune hanno un’altra cosa: il digiuno di tappe in questo Giro.

E oggi non potranno romperlo. Perché la tappa è un caldo invito ai “cercavventura” di giornata. Da Foggia, il punto più a sud toccato dal Giro quest’anno, verso Guardia Sanframondi nel beneventano. Centosettanta chilometri, una lunga salita intermedia e un finale all’insù. Roba da corridori coraggiosi. Anche dal palmares interessante.

Attila Valter (Groupama), l’ungherese in rosa, lascerà fare, Egan Bernal, (Ineos) e Remco Evenepoel (Deceuninck) pure. Occhio però, nel 2010 da queste parti andò in scena una “fuga bidone” che complicò non poco i piani di vittoria di Ivan Basso e compagni. Ciao, ciao mare, come cantava Casadei: lo si rivedrà a Grado, quindicesima tappa. —



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