Zambelli gran regista della 4 Torri «Io fornisco assist»
La Niagara è ancora in corsa per la promozione e il palleggiatore si racconta: tra famiglia ed esperienza
ferrara. «La passione per la pallavolo è nata in tenera età, avevo quattro anni quando ho iniziato a praticarla: sono figlio di due ex pallavolisti e, successivamente, allenatori. In più mio padre Andrea ancora giocava in serie A nei miei primi anni di vita».
Simone Zambelli, classe 1989, palleggiatore della Niagara 4 Torri ha questo sport nel dna. E con la squadra granata è in piena corsa nei playoff per la promozione in A3. Nonostante l’ultimo ko. «I miei genitori - spiega - non mi hanno mai forzato nel praticare la loro stessa disciplina. Però sono stati entrambi un esempio da seguire, senza mai tralasciare un aspetto fondamentale: il divertimento. Inoltre, la quasi totalità delle mie amicizie più importanti si sono create grazie a questo mio percorso sportivo».
«Un esempio su tutti? Federico Poli, non me ne vogliano gli altri, con il quale ho condiviso l’intera carriera pallavolistica fino al 2013 quando le nostre strade si sono divise. Ma solo in campo. Sempre grazie alla pallavolo ho conosciuto Ilaria, la mia compagna» . Conosciamo meglio Simone Zambelli... «Mi reputo un giocatore di esperienza, essendo ormai alla decima stagione in questa categoria e considerando la mia età. Mi piace molto il mio ruolo, perché tutto il gioco passa per le mie mani e quindi è di grande responsabilità: non sarò il finalizzatore ma, per usare un termine calcistico, sono quello che deve fornire gli assist. Ho affrontato vari tipi di campionato: lotta salvezza, lotta promozione, stagioni dove l’obiettivo era semplicemente la crescita della squadra. Tutto questo ha contribuito, soprattutto negli ultimi anni, a rendermi un giocatore più esperto e più sicuro dei propri mezzi. Sento comunque che ho ancora margini di miglioramento, nonostante non sia un ragazzino».
Capitolo 4 Torri... «È sempre stata una famiglia, alcuni anni in particolare. Questa società rappresenta le persone che ne fanno parte ed è per questo che al suo interno ci si sente a casa». Ma non è tutto: «Oltre a giocare, svolgo un lavoro che ho sempre sognato di fare: sono insegnante di educazione fisica di ruolo nella scuola media. E sì, cerco di dare il meglio di me in quel che faccio». —
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