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Teresa Montaguti: ecco la mia Centese Ferioli, il Guercino e la grande avventura

Alessandro Bassi
Teresa Montaguti: ecco la mia Centese Ferioli, il Guercino e la grande avventura

Il personaggio. Da sempre nel mondo dello sport, la dirigente apre il libro dei ricordi e racconta il suo lungo percorso in biancazzurro 

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il romanzo

Il personaggio è unico. Inimitabile. Conosciuto, stimato ed apprezzato. A proposito, anche se il soggetto è “il personaggio”, dovremmo utilizzare, per le definizioni, il genere femminile. Sì, perché stiamo parlando di Maria Teresa Montaguti, una vera e propria signora del calcio, soprattutto della nostra regione. Teresa Montaguti è stata segretaria, dirigente, responsabile di settore e direttore finanziario di numerose squadre di calcio. Da qualche anno si occupa dei bilanci della Benedetto XIV di Cento: sempre sfere rimbalzanti, ma con i canestri al posto delle reti.

E se non avete mai sentito parlare di Montaguti, ci sono molte possibilità che veniate dalla Val d’Aosta, o da qualche regione ancora piu lontana, e magari siete tifosi di biathlon. A una signora non si chiede mai l’età, quindi sorvoliamo... «Ma no, non è un segreto. I prossimi saranno 60. Sono nata e vivo a Crevalcore. Sono stata nel calcio o comunque nello sport fin da ragazzina. Ho cominciato a Crevalcore, ovviamente. A 13 anni. Ero “aiutante di segreteria”. Ho imparato molto. Agli inizi però, soprattutto, scrivevo. Sulle partite, in particolare, ma sul calcio in generale. Allora c’erano, a seguire la Promozione, giornali come la Gazzetta di Parma. Non c’era l’Eccellenza, ma quelle squadre di Promozione potevano tranquillamente tenere testa alle buone serie D di oggi, anzi, forse è il contrario. Scrissi, oltre che per la Gazzetta, per i giornali che c’erano allora, come il Resto del Carlino e il Notiziario Sportivo, seguivo il Crevalcore. Poi il salto a San Giovanni in Persiceto, alla Persicetana. Fui anche uno dei soci fondatori del Persiceto, un paio di anni dopo. Nell’83, il passaggio a Cento, dove rimasi 13 anni, fino al ’96. Un nome su tutti? Gianni Fava. Poi, un anno a Imola con mister Cresci, quindi cinque anni a Modena, con Gigi Montanari, come responsabile del settore giovanile, e sei anni a Carpi, e poi alla Correggese e ancora un anno a Cento con il presidente Cerdini, anche e persino un anno alla Spal. Infine il ritorno a Cento, ma a seguire i bilanci della Benedetto».

il massimo

«Ho avuto tanti presidenti, con rapporti più o meno stretti e di successo, ma credo che si possano chiamare Presidenti, mi raccomando con la P maiuscola, Gigi Montanari e soprattutto Gianni Fava. Ho avuto modo di conoscere e seguire tanti giocatori di buoni livelli, e tanti li ho conosciuti a Cento, nel periodo anche dei professionisti. Uomini di grande capacità, di grande professionalità, anche uomini che avevano tutto per una grandissima carriera, ma che sono arrivati molto sotto alle loro possibilità tecniche. Baiesi, per esempio. E tanti di loro, poi, sono diventati buonissimi allenatori. Proporre una top 11 per la Centese? Quasi impossibile: sono troppi i giocatori che meriterebbero un posto. Mi spiego: vogliamo un portiere? A Cento, nei professionisti, hanno giocato: Cervellati, Bini, Biato, Amato, e Ferioli nei dilettanti. E sempre nei dilettanti almeno cinque o sei meritevoli (tra i quali citeremmo Bretta, ma solo perché alcuni altri sono già stati citati in queste top 11 riferibili soprattutto ai dilettanti in altre società; ndr). Tutti di grande bravura. Come sceglierne uno solo?».

Allora andiamo avanti. Per i difensori, chi citare? «Intanto un martello come D’Astoli, ma anche Ricci, che è arrivato al Bari in serie A, e che da noi venne per giocare a centrocampo ma si rivelò un eccellente difensore. Un altro che cito volentieri è Franchini. E come dimenticare i fratelli Vaccari (Franco e Gino erano difensori di valore, mentre il terzo fratello era un buon centrocampista). E poi Codeluppi, l’esterno destro Tovani, e poi Spampinato e Imberti, e Rossano Mocci. A sinistra anche un valido Bottazzi e Ramponi, un altro che non si può tralasciare. Ma ho paura che ci siano anche già i nomi per una panchina illustre, a partire da Artioli, che ebbe la carriera bloccata da un infortunio grave».

Passiamo a centrocampo allora. «Qui ci sono quattro nomi che svettano sugli altri. Intanto Fausto Pizzi: grande giocatore, che aveva disputato gare nelle coppe europee. Tocco vellutato, vedeva la porta, giocava alla grande. Poi il trio che ci ha portato dalla D alla C2: Bramini, solido e ordinato; Ginesi, potenza pura, e Vené. Ma vorrei ricordare anche Pedone. E come dimenticare Franco Farneti, o le doti di quantità e qualità di Farolfi, e Tardini o Zamparutti».

E per l’attacco? «Vorrei prima di tutto ricordare Melucci, che purtroppo ci ha lasciato, e poi Cesati, come Pizzi di scuola Inter. Ma anche Ginelli, scuola Milan e Vinci (attuale tecnico della Centese, ndr), oltre a Cleto e a Gubellini».

al vertice

Qualcuno da aggiungere, nonostante i tanti nomi già citati? «Ricorderei un altro ragazzo che è arrivato molto in alto, Lamberto Zauli, atleta e persona non comune, che nonostante fosse alto e con le gambe lunghe, dribblava gli avversari nello spazio di una monetina. Oppure il semi sconosciuto Manarin, un ragazzo sottovalutato ma di valore. E in chiusura, e nessuno lo può dimenticare, il capitano: Giordano Ferioli, fiato e quantità, il trascinatore che tutti avrebbero voluto. Parlare dei giocatori della Centese e non citare lui sarebbe come parlare di Cento e non citare il Guercino: impossibile». —

Alessandro Bassi

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