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l’intervista 

Marco Bellinazzo (Il Sole-24 Ore) «Ora lavorare su stadi e aiuti»

A.G.

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«Serviranno almeno tre anni per dimenticare la pandemia ed i suoi nefasti effetti sul mondo del calcio»: ne è convinto il giornalista del Sole 24 ore, e scrittore, Marco Bellinazzo, uno dei massimi esperti di economia applicata allo sport.

Qual è la reale porta del danno derivante dall’emergenza sanitaria?

«Esistono varie stime al riguardo, tra cui quelle fatte da Fifa e Uefa, e tutte indicano in circa 9 miliardi i mancati introiti, soltanto in Europa, a causa della pandemia, considerando la stagione precedente, quella attuale e la successiva».

Il movimento è in grado di reggere un danno così elevato?

«Prima della pandemia, l’industria del calcio, in Europa, era fiorente, tanto che tra il 2010 ed il 2019 gli introiti erano quasi raddoppiati, passando da 13 a 24 miliardi, ed era passata indenne dalla crisi di Lehman Brothers e del debito sovrano. La pandemia ha colpito duro sia per quanto riguarda gli introiti diretti (da stadio e sponsor) che indiretti, a causa della crisi che ha colpito molte aziende che investivano nel calcio».

Quali i possibili rimedi?

«In primis occorre rinegoziare i propri debiti e finanziamenti, oppure intervenire con ingenti aumenti di capitale, in secondo luogo bisogna incidere sui costi. Non a caso in questo periodo si parla di tagli agli ingaggi e non di spalmare gli stessi, come accadeva nello stesso periodo dello scorso anno».

In Italia le cose come stanno?

«Nel 2020 il nostro movimento ha registrato perdite per 700 milioni di euro, il doppio dell’annata precedente e tutto lascia pensare che nel bilancio a chiusura entro il 30 giugno si andrà ben oltre il miliardo. Purtroppo nel nostro paese il percorso di crescita è andato al rallentatore. Ricordiamo sempre che l’Italia è entrata nella crisi con un debito di oltre tre miliardi».

Cosa si dovrebbe fare nel nostro paese, per ridurre l’impatto negativo?

«È assolutamente necessario aumentare i ricavi, e ce ne sono tutte le potenzialità; con stadi più moderni e confortevoli si potrebbero raddoppiare, da 300 a 600 milioni, gli introiti da botteghino. Occorre poi una riforma dei campionati, riducendo il numero delle squadre, e distribuire in maniera più equa gli introiti, legandoli agli investimenti e non a pioggia. Bisogna poi lavorare sui settore giovanili e sui centri sportivi ed aumentare il processo di internazionalizzazione del nostro calcio, che potrebbe far aumentare gli introiti. La nostra Serie A, per motivi geopolitici legati alla scelta di giocare la Supercoppa in Arabia, ha perso un contratto da 112 milioni con BeIN Sport, la tv del Qatar». — A.G.

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