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Pinca e quella Vigaranese di grandi valori «Ascesa fino all’Eccellenza non per caso»

Alessandro Bassi
Pinca e quella Vigaranese di grandi valori «Ascesa fino all’Eccellenza non per caso»

L’ex d.s. degli anni d’oro racconta la sua passione e la costruzione delle migliori squadre biancazzurre di un’epoca rimasta negli annali 

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la storia

Lo conoscono tutti, anche se ormai non è più nel calcio. Adesso preferisce le bocce, e pare se la cavi pure bene. Stiamo parlando di Maurizio Pinca, che fu direttore sportivo a Vigarano negli anni d'oro della Vigaranese.

Maurizio è persona con cui è molto piacevole interagire. E si parte subito capendo che non si tratta di un venditore di fumo.

il percorso

«Mi piaceva il calcio - sottolinea Pinca - ma dopo aver precocemente smesso di giocare lo vedevo in modo abbastanza distaccato. Ad un certo punto, mi sposai ed andai ad abitare a Vigarano. Praticamente di fronte all'ingresso dello stadio, dall'altra parte della strada. A Vigarano sapevano che il calcio mi piaceva, e mi chiesero di collaborare. Il classico: “tu che sei comodo allo stadio...”. Ho cominciato ad aiutare ancora all'epoca Magnoni, poi subentrò Corazza. Devo dire che Corazza era un grande presidente: non solo non gli piaceva arrivare secondo, ma voleva vincere basandosi su di un gruppo compatto e solido, e fece in modo che lavorassimo così, costruendo un buon settore giovanile e magari lanciando i ragazzi (e gli allenatori) che venivano dalla nostra società. Ho conosciuto persone fantastiche, da Massimo Tassara a Davide Zuccatelli, da William Rivaroli a Sergio Rambaldi, da Trevisan a Rudi Grazzi. Con qualcuno le cose sono andate dal bene al benissimo, con altri meno. Ma sono stati tutti uomini importanti. Con programmi chiari, gestione oculata ma non al ribasso, investimenti su uomini, prima di tutto, che poi erano anche ottimi giocatori, siamo arrivati fino all'Eccellenza».

le scelte

«Si andava al calciomercato cercando i giocatori giusti, prima che i giocatori “forti”. Poi, è chiaro, i giocatori giusti erano anche forti, ma a noi interessava soprattutto la forza del gruppo. Dopo ci sono stati altri problemi ed è finita lì. Peccato. Si è puntato sul basket e le cose sono andate in un altro modo. Ho lasciato il calcio. Adesso sono le bocce che vedono il mio impegno. Ma con il calcio ho conosciuto persone veramente speciali. La mia carriera alla Vigaranese è durata diversi anni, e non ho lavorato per altri. O meglio: a livello giovanile sono stato in contatto con Atalanta (un buon rapporto con Favini), Spal ovviamente, e Bologna, (allora c'era Marocchi, ed eravamo in contatto continuo o quasi), l'Empoli. Abbiamo avuto, o sono passati da Vigarano, dei ragazzi di grandissimo valore, contemporanei e concorrenti di atleti che poi, magari, sono arrivati nei professionisti, o addirittura in serie A. I nostri, purtroppo, non hanno avuto questa fortuna. Ma ci sono stati dei ragazzi di assoluto valore».

l’iniziativa

E ancora: «Purtroppo, se anche è possibile fare le nozze con i fichi secchi, è sempre meglio riempire il piatto con... una fiorentina. Quindi riuscimmo a costruire una manifestazione apprezzatissima come “Vigarano nel piatto”, che ci aiutava a sostenere la società. Una cosa non facile, ma ci riuscimmo».

il team

Allora, andiamo alla top 11 dei biancazzurri secondo Pinca: «Credo che a questo punto te lo abbiano detto tutti: non è facile citare undici giocatori e basta. Anche se la migliore V igaranese, a partire dali anni ’90, ha avuto molti buoni giocatori, ma noi abbiamo sempre lavorato per completare e migliorare un gruppo solido. Comunque, cominciamo dai portieri. Potrei citarne tanti, e validi. Bacchilega, per esempio, o Moretti, Rizzati... Ma se devo sceglierne uno, penso subito a Luigi Gallo. Per quanto riguarda la difesa, anche qui tanti ragazzi di valore. Ma soprattutto uomini di grande spessore. Per esempio, come libero o centrale, Simone Trevisani. O Manuel Bergonzini, che se la cavava bene sia da centrale che sulla fascia. E poi un vero monumento, sia in campo che fuori del campo come Matteo Toselli. O un grande terzino destro come Matteo Pancaldi e infine un altro pezzo pregiato come l'altro Trevisani, Claudio. E stavo dimenticando un centrale di valore come Alessio Menegatti».

Andiamo a centrocampo: «Il primo nome che mi viene in mente è quello di Davide Nanni, un centrocampista fortissimo e di valore estremo. Poi mi piace ricordare la tecnica e la maestria di Romito, e lo straordinario Riccardo Simeon. Venne da noi in un momento della carriera in cui sembrava avesse già dato tutto ma fu straordinario nel mettersi a disposizione e a dare molto più di tutto. E poi vorrei ricordare i Gemelli Forghieri. Ragazzi splendidi. Stefano era un uomo di fascia destra, in grado di giocare in difesa ed a centrocampo. Destro naturale, era capace anche di trovare la porta (quando, ad Argenta, segnò una spettacolare rete su punizione, ci dichiarò ridendo che sapeva tirale anche lui, ma che il gemello Giorgio le voleva calciare tutte lui; ndr). E poi il gemello mancino, Giorgio, goleador implacabile sia da fermo che in inserimento, un trequartista-mezza punta di solido fisico ma di eccellente controllo di palla, oltre che dotato di una capacità quasi magica di trovare i varchi e di sfruttarli. In attacco, Giacomo Beccati, da centravanti: un uomo che non solo segnava, ma che faceva anche segnare, e molto, i compagni di reparto. E poi altri due conosciutissimi come Caravita e Gaggiani. Gaggiani era uno che stava un po' sulle sue, ma poi riuscimmo a coinvolgerlo».

«E infine, slegandoli dai reparti e dai ruoli, vorrei citare due giocatori che secondo me erano fortissimi, ma non hanno avuto spazi nelle alte sfere, come Riccardo Minghini e Thomas Ballada». —

Alessandro Bassi

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