Si va verso il ritorno allo stadio Ecco gli impianti della cadetteria
ferrara. Li stiamo vedendo pieni in ogni ordine di posto da qualche parte, organizzati in maniera contingentata da altre ancora o con una percentuale calcolata a forbice più o meno larga di spettatori partecipanti in un’ulteriore situazione.
Di certo uno degli interessi maggiori dell’Europeo è stato ed è tutt’oggi il ritorno del pubblico negli stadi. Era davvero ora. Il quadro della pandemia, complice l’avanzamento quotidiano della campagna vaccinale, sta migliorando sempre più.
Per questo, dopo l’antipasto di colori che ci sta regalando la manifestazione organizzata dall’Uefa non possiamo che auspicare un ulteriore passo in più – vissuto in prima persona – nel prossimo campionato di serie B con gli impianti sportivi che dovrebbero esser riempiti secondo modalità da concordare.
BUONA NOTIZIA
Festeggiano le società, i botteghini, le televisioni per il prodotto agli occhi più gradevole, gli sponsor per la visibilità, i giocatori e gli uomini di campo per il contesto, ma soprattutto i tifosi. La parte vera e imprescindibile del pallone. Verrebbe da dire che forse chiunque, anche il più scettico e anti romantico, dovrebbe essersene reso conto nell’ultimo anno e mezzo. Sta di fatto che di stadi stiamo parlando e non possiamo non avere la presunzione di collocare il Paolo Mazza di Ferrara al primo posto per fascino, per la recente moderna riqualificazione e perché ormai è diventato punto di riferimento anche della Figc.
AMPIEZZA
L’impianto sportivo più grande resta il giallorosso via del Mare di Lecce (31.500), seguito dal Bentegodi di Verona casa del Chievo con le sue 31.000 sedute. Sotto la quota dei “trenta” spiccano ben sei impianti sportivi. A partire dal Tardini di Parma (27.900) passando poi per il Granillo di Reggio Calabria (27.600), per l’Arena Garibaldi di Pisa (25.000), per il Curi di Perugia (23.600) ma anche per il Liberati di Terni (22.000) e per lo Zini di Cremona (20.600). Big impianti, pronti ad attendere la gente di casa e gli ospiti di turno tra cori e colori che andranno a ricordare quel folkore determinante per il contesto di una (vera) partita di pallone. Scendiamo di un gradino, ovvero sotto la linea dei “venti” (mila). Il primo di questi è il Rigamonti di Brescia (19.500) seguito da diversi stadi davvero simili tra loro nei numeri ma anche nella proposta architettonica. C’è il Vigorito di Benevento (16.900), lo Scida di Crotone (16.600), lo Stirpe di Frosinone (16.300) e il Mazza di Ferrara (16.134).
GRADINI GIù
Più sotto si trova il Sinigaglia di Como con 13.600 sedute che è pur più grande del Cino e Lillo Del Duca di Ascoli (12.500), del Menti di Vicenza (12.000) e del Brianteo di Monza (10.000). I tre fanalini di coda sono il Tombolato di Cittadella (7.600), il suggestivo Moccagatta di Alessandria (5.900) e il Teghil di Lignano Sabbiadoro (5.000) casa del Pordenone. Ovunque non si vede l’ora di ritornare. —
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