Zucchelli: Aquile, è questione di crescita ma ora qui non ci sono più finti giocatori
Football americano. Il coach dei ferraresi traccia un bilancio della stagione appena andata in archivio
il bilancio
Si è chiusa la stagione delle Aquile, la storica formazione ferraresi di football americano partecipante al campionato di Seconda divisione. Come preventivato fin da tempi insospettabili, è stata annata difficile sia per la pandemia che ha limitato l’operatività, sia per il valore delle avversarie al cospetto di una squadra giovanissima (la linea di difesa era composta interamente da ragazzi di 17 e 18 anni), che altro non chiedeva se non fare esperienza e mettere fieno in cascina per il futuro.
Ecco perché le sei sconfitte in altrettanti incontri non devono allarmare più di tanto, anzi. In alcuni match con un pizzico di fortuna in più e magari un gioco di corse efficace nei momenti cruciali da unire ad un efficace passing game, l’esito poteva essere diverso e le statistiche del campionato vedono squadra e singoli spesso ai primi posti delle varie categorie (Peressotti fra i placcatori, Mingozzi e Medini fra i ricevitori). Vista la giovanissima età del gruppo ci sarà da divertirsi in futuro.
In ogni caso il bilancio della stagione nelle parole dell’head coach Stefano Zucchelli. «Fin dal primo giorno, ho cercato di dare un’identità alla squadra - dice Zucchelli -, di accendere nei nostri giovani l’orgoglio di portare sul casco l’emblema delle Aquile che da più di 40 anni, tra mille soddisfazioni e difficoltà, rappresenta una realtà inamovibile del nostro sport e una fonte di emozioni impagabili. Da ragazzino, sognavo il giorno in cui avrei smesso la maglia dei Duchi per indossare quella delle Aquile e volevo che anche loro vivessero questo momento con la stessa emozione. Scoprirsi grandi e forti, tanto da mollare gli ormeggi e avventurarsi in mare aperto; questo è stato il mio regalo per loro, spero l’abbiano apprezzato».
«Ho voluto poi far capire che il football non può essere una sorta di dopolavoro; quindi senza rancore, ma fuori o dentro. Giovanissimi e veterani, tutti allo stesso livello, con disciplina e poche regole chiare a fare da legante per una identità chiamata Aquile, il nome scritto sulla schiena delle maglie nuove al posto di un ovvio cognome».
«Nell’ipotizzare la stagione è maturata la convinzione che dovessimo giocare a 11, perché quello è il vero football - continua coach Zucchelli -. Ed anche contro avversari veri, perché si cresce solo confrontandosi con chi è più forte di te. Perché se hai un’età media di 21 anni, è di crescere che hai bisogno. I timori della vigilia erano tanti. Reggeranno i ragazzi all’urto contro le corazzate del girone? Ora la stagione è finita e non sta a me giudicare il lavoro svolto. Posso solo dire che nessuno si è risparmiato, né il sottoscritto, né il coaching staff, né la società. Tantomeno i ragazzi, sempre presenti ad ogni allenamento».
«Ringrazio tutti - chiude il tecnico -, senza fare nomi e senza eccezioni, perché di finti giocatori di football quest’anno non ne avevamo più. Riservo una menzione speciale per i veterani, che hanno dato un aiuto fondamentale per la crescita dei giovani e per creare un’atmosfera speciale. Da parte mia dico solo che mi sono divertito a frequentare il campo, come non mi accadeva da anni a livello senior. La strada è segnata. Ai giovanissimi dico di non preoccuparsi per qualche caduta. Restare uniti come quest’anno, è la regola base di qualsiasi famiglia». —
Dario Cavaliere
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