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Addio al gol che vale doppio quando si gioca in trasferta

GIORGIO BILLERI
Addio al gol che vale doppio quando si gioca in trasferta

L’Uefa cancella la regola della rete fuori casa: si andrà ai supplementari Dalla sedia di Mondonico a Sheva a Manolas, cosa sarebbe successo se...

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GIORGIO BILLERI

ROMA. Sliding doors. Se la regola del gol in trasferta che vale doppio non fosse esistita, Emiliano Mondonico non avrebbe mai alzato la sedia sulla linea laterale dello stadio di Amsterdam, Shevchenko magari non avrebbe condannato la Juventus ai rigori nella finale di Champions, tra Valencia e Inter non sarebbe scattata la rissa da film western, e Messi non avrebbe lasciato a capo chino l’Olimpico mentre la folla giallorossa lo ricopriva di contumelie. Addio, vecchia regola del gol “pesante” in trasferta. Ci sei costato qualche gioia, tante arrabbiature e la fatica - immane - si spiegare questo diabolico meccanismo a chi di calcio ne masticava meno. Una norma introdotta nel 1965, quando i palloni erano marroni e in tv si muovevano lontani ectoplasmi, 56 anni che non sono bastati a tutti per comprenderla appieno. Ieri l’Uefa ha deciso di averne abbastanza: secondo Ceferin altro non era che una coperta di Linus per le squadre in trasferta che si speculavano, e ne risentiva lo spettacolo. Dalla prossima stagione conteranno le reti complessive nei 180’ e in caso di parità supplementari e rigori.

IL TORO E L’AJAX

Ma torniamo a Mondonico e alla sua sedia. Anno di grazia 1992, il Toro veleggia verso l’impresa della vita, la finale di Coppa Uefa. Tra i granata e il sogno c’è l’Ajax, che gioca ancora al vecchio de Meer, lo stadio che ha visto sbocciare Cruijff. All’andata è 2-2, ad Amsterdam il Toro attacca senza calcoli. Pali, traverse, una maledizione. L’arbitro che di certo non è ostile ai Lancieri, alla fine è 0-0, in finale va l’Ajax. A Mondonico resta l’immortalità della sedia brandita verso il cielo e tanto amaro in bocca. Senza quella regola, sarebbero stati supplementari e allora....

IL DERBY EUROPEO

Lo strano caso del derby milanese risale al 2003, semifinale di Champions. Chi gioca in casa? Decide il sorteggio, prima il Milan e poi l’Inter, e questo piccolo dettaglio sarà decisivo. All’andata, chez rossoneri, è 0-0. Al ritorno, con San Siro che ribolle passione interista, la zampata assassina di Sheva sposta gli equilibri, non basta Oba Oba Martins per togliere la finale ai Diavolo. Finale che poi lo stesso attaccante ucraino deciderà ai rigori contro la Juventus.

SALOON AL MESTALLA

Un salto di quattro anni, e siamo nel 2007. Anno interista, di pieno dominio del campionato. Il club, però, vuole rinverdire a tutti i costi i fasti europei, e la squadra ha caratura internazionale. La doppia sfida col Valencia, però, è esiziale per le speranze nerazzurre. Sempre per quella regola che può essere la migliore amica o la peggiore avversaria. A San Siro, nel festival degli sprechi e delle amnesie interiste, è 2-2. Dunque, c’è una sola strada per andare avanti: vincere nel catino del Mestalla, mica facile. Infatti: gli spagnoli si barricano nella propria area di rigore e attingono a piene mani dal repertorio di simulazioni e provocazioni sotterranee: finisce zero a zero, con un tutti contro tutti in mondovisione dopo il triplice fischio.

IL DEBUTTO DEL PEP

E’ la primavera del 2009 quando un allenatore debuttante, Pep Guardiola, guida il Barcellona verso il trono d’Europa. In semifinale c’è il Chelsea, e lo 0-0 dell’andata al Camp Nou lascia aperto qualsiasi scenario. Si decide tutto a Stamford Bridge: Essien colpisce subito, sembra fatta ma nel recupero Iniesta trova la giocata del professore: 1-1, Barça avanti.

TRIS A MESSI

E siamo nel 2018, l’altro ieri. Barcellona-Roma è uno di quegli incroci, a livello di quarti di finale, che pare chiuso in partenza. E il 4-1, quasi ineluttabile, in Catalogna spinge i giallorossi sull’orlo dell’abisso. Come non detto: i blaugrana si squagliano all’Olimpico, 3-0 firmato Dzeko, De Rossi e Manolas. Una gioia che, come tante altre. senza quella benedetta-maledetta regola non sarebbe esistita.... —

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