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Marino e una Spal a due velocità «Vicini alla A, poi il mercato...»

Alessio Duatti
Marino e una Spal a due velocità «Vicini alla A, poi il mercato...»

Il tecnico esonerato a marzo racconta la sua avventura: «Tutto super fino a febbraio, poi ho anche pensato alle dimissioni»

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ferrara. Godersi il meraviglioso sole della sua amata Sicilia è più di una semplice consolazione per Pasquale Marino. Che tutt’oggi rimane comunque ancora dispiaciuto per come sono finiti i suoi otto mesi alla guida della Spal. «È stata una bella esperienza fino al 2 febbraio – dice l’ex tecnico biancazzurrro –, ovvero dopo la chiusura del calciomercato quando mi era anche passato per la mente di dimettermi. Al termine del girone di andata eravamo a un punto dalla promozione diretta e sinceramente, al netto delle difficoltà che sapevamo ci sarebbero potute essere per la società durante l’anno dopo la scorsa retrocessione, mi sarei aspettato un altro tipo di mercato Magari avevo percepito io erroneamente qualcosa o mi si era fatto capire altro di diverso, ma eravamo lì per giocarci il campionato. Alla fine sono partiti diversi elementi che avevano avuto un ottimo impatto, mentre sono arrivati ragazzi non pronti poiché reduci da infortuni».

La sua strada è stata in salita fin dall’inizio, visto che ha dovuto adattarsi a diverse situazioni...

«Al mio arrivo l’ambiente era generalmente depresso, vi erano poche certezze. Dovevo mettere i ragazzi nelle migliori condizioni per ricreare una mentalità vincente e ho accantonato la mia idea di 4-3-3. Pensate che la scorsa estate puntavo anche a vincere le amichevoli, il cui risultato solitamente è l’ultima cosa che interessa a un allenatore. Ma stavolta vincere poteva ridare entusiasmo».

Durante l’andata avevate trovato una quadra soddisfacente?

«È sempre stata una corsa a ostacoli, tutta in salita. Gli infortuni davanti ci hanno costretto a far giocare Sebastiano Esposito in un ruolo non suo: nelle prime partite abbiamo buttato quattro punti malamente. Castro non ha giocato subito a causa delle voci di mercato, a Monza si era rinunciato ad alcuni elementi per motivi burocratici e in quel di Empoli la prima sconfitta era stata condizionata dai discorsi Covid della sera prima. Diciamo che la squadra è stata brava col tempo a mettersi nella giusta carreggiata, con diverse gare a porta inviolata, con i giusti equilibri e diverse belle vittorie sono arrivate».

Gennaio?

«È stato un mese particolare. Positivo sul campo con 8 punti in 4 partite e con il percorso prestigioso della Coppa Italia. Del mercato ho già detto che c’era la percezione di poter intervenire in una certa maniera, vista la situazione di classifica. Ma così non è stato. A quel punto forse anche per lo spogliatoio il segnale non è stato positivo. È iniziata a emergere anche una certa stanchezza visto che abbiamo spremuto una rosa diventata corta».

Poi cos’è successo?

«Dopo le tre partite con Pordenone, Vicenza e Reggina mi spiace che si sia dimenticato – e non sto parlando dei tifosi – ciò che era stato fatto nei mesi precedenti. L’esonero dopo Pisa ci stava, ma ho avvertito una certa pressione già tra Salernitana, Pescara ed Entella. Tante squadre tra le prime della classe hanno trascorso momenti di difficoltà, ma nessuna ha cambiato allenatore a parte la Spal».

Ha seguito il finale di campionato?

«No, non ce la facevo più a vedere le partite. Mi capitava solo di recuperare qualcosa, tipo le immagini principali».

La più grande gioia?

«La sfida in casa contro la Salernitana: abbiamo fatto un gran calcio e ho visto applicato tutto quello che avevamo preparato».

La delusione maggiore?

«Chiaramente quella col Pisa, la mia ultima panchina».

Al termine dell’annata, durante la contestazione dei tifosi verso i giocatori, è stato urlato a chiare lettere che l’unico a pagare per quanto fatto in campo è stato Marino...

«Nel calcio funziona anche così. Il mio dispiacere più grande è quello di esser stato allenatore della Spal senza il pubblico in presenza: sono sicuro che il calore della gente di Ferrara avrebbe portato punti e stimoli diversi alla squadra. Qui sono stato davvero bene con tutti, per questo mi aumenta il dispiacere per il finale».

Max Mezzini come sta?

«Era devastato dall’epilogo. Davvero molto dispiaciuto. Ne abbiamo condivise tante ma non l’ho mai visto soffrire così. Per lui la Spal era una cosa diversa dal resto. Quando c’è stata la possibilità di venire qui ci ho pensato pochissimo perché lui me ne aveva sempre parlato bene. Abbiamo avuto un gran rapporto anche con Zamuner: oltre a esser un vero tifoso della Spal è veramente bravo nel suo lavoro. Ricordo che per quelle che erano le disponibilità aveva preso i migliori giovani che si potessero scegliere».

E del suo corregionale Scurto cosa ci dice?

«Uno che fa il 4-3-3 con me sfonda una porta aperta. Ha fatto molto bene con la Primavera e spero che prima o poi possa arrivare ad allenare ad alti livelli, magari in serie A per allungare la non così lunga lista di noi siciliani in quel palcoscenico».

Cannoli a parte, la gastronomia ferrarese è sempre un ricordo gradito?

«Qualche chilo l’avevo messo su, quindi assolutamente sì (ride; ndr). La storia dei cannoli dopo la Juve è diventata una barzelletta, mi sono preso diversi sfottò dagli amici. Comunque in città mi sono sentito molto bene, abitavo vicino al Castello, anche mia moglie era affascinata dalla bellezza del posto». —

Alessio Duatti

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