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Dalla scuola danubiana a Pep Clotet: alla scoperta di una Spal d’oltreconfine

Marco Nagliati
Dalla scuola danubiana a Pep Clotet: alla scoperta di una Spal d’oltreconfine

Il nuovo mister è appena l’ottavo allenatore straniero nella storia della formazione biancazzurra E l’ultimo fu proprio uno spagnolo: Luisito Suarez reduce dagli insegnamenti di Herrera 

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il racconto

Marco Nagliati

Josep Clotet Ruiz è l’ottavo allenatore straniero nella pluricentenaria storia della Spal. Il secondo spagnolo e curiosamente l’ultimo tecnico non italiano fu sempre un iberico: Luis Suarez nella caotica stagione ’76/77 che al 4º tecnico (Guido Capello, Giovanni Ballico, Ottavio Bugati e - appunto - Luisito) finì con la retrocessione in C. Poi venne sor Mario Caciagli, ma questa è un’altra avventura. Clotet ha firmato un contratto annuale e verrà presentato martedì, si assume l’eredità di un percorso biancazzurro che raramente s’è affidato alla scuola straniera.

danubio

Dunque, due spagnoli (Suarez e Clotet) e tanta scuola danubiana nelle vicende spalline: cinque ungheresi e un ceco di origini austriache ma sempre con lo schema “MM” nel dna. Dal 1919 al ’36 tanti stranieri alla guida della beneamata, poi dal dopoguerra in poi soltanto Jòzsef Violak e Suarez, prima di Clotet. Il cammino della Spal inizia nel 1919 e nel 1922 ecco che anche Ferrara sposa la filosofia danubiana, un mix tra il sistema inglese di Chapman (ragnatela di passaggi, eleganza del gioco) e metodo all’italiana sublimato da Pozzo (difesa robusta, contropiede e lanci lunghi). Armand Halmos (Budapest, 13 marzo 1894) nel 1922 è la prima guida tecnica straniera che mette piede a Ferrara. Dopo aver giocato in gioventù nel MTK Hungaria, approda in Italia al termine della prima guerra mondiale. Nel campionato di Prima Divisione (all’epoca era sostanzialmente la massima serie tricolore), siede sulla panchina della Spal che si classifica terza nel girone C a due punti dal Padova primo classificato; a fine stagione la società, in difficoltà economiche, non lo riconferma. Arriva l’italiano Giuseppe Ticozzelli. È una parentesi, perché nel ’24 sbarca Walter Alt (Saitz, 25 marzo 1890) cecoslovacco di origini austriache. Era nato a Saitz (città all’epoca facente parte dell’impero austro-ungarico). Allena la Spal in due diversi periodi: tra il 1924 e il 1927 e tra il 1932 ed il 1934. La prima éra è di alti e bassi e alla fine, dopo cinque stagioni di prima categoria, perde lo spareggio salvezza col Mantova. Rimane, si rifà: 10 vinte in casa (da piazza d’armi lo stadio estense viene costruito dove c’è l’attuale Mazza), 6 colpi esterni, e riporta la squadra al top. Alt ama un calcio “totale”, in cui tutti avanzano alla ricerca del gol. Compiuta la missione, lascia a Carlo Osti. Ma la squadra stenta e il club chiama Béla Károly (Budapest, 28 novembre 1893). Dapprima salva la Spal, il torneo seguente la blinda in 4ª posizione. Lascia per piazze che ritiene più competitive, alla Spal sbarca l’ennesimo ungherese: György Hlavay (Budapest, 4 gennaio 1888-Budapest, 17 luglio 1958). Componente della nazionale di calcio dell’Ungheria, si trasferisce in Italia nel 1925 dall’Újpest per allenare l’Udinese, a quel tempo in Seconda Divisione. Approda alla Spal nel 1929 e non compie il miracolo di portare la squadra in Prima Divisione. Arriva secondo, perde i playoff con la Comense. Personaggio burbero, un allenatore pragmatico; fu anche uno degli inventori del catenaccio. Dopo Ferrara, torna in patria alla guida del Ferencváros.

maledizione

La Spal si sente vittima di un maleficio: sempre protagonista, mai in grado di tornare in Prima Divisione. Nel 1934 torna a sperare nella scienza calcistica danubiana. Ingaggia Mihály Balasits, meglio conosciuto come Mihály Balasics (Pesterzsébet, 19 ottobre 1898). Un ex difensore protagonista dello scudetto poi revocato del Torino. Combina poco, in un’annata di transizione e anche con risicati denari per il mercato.

Nel ’35/36 la Spal richiama Hlavaj che domina i l campionato, ma rimane vittima del sortilegio:cavalcata in stagione regolare e poi sconfitte nei playoff. Prima 1-2 con la Pistoiese, poi 1-6 col Viareggio. Paolo Mazza prende in mano la situazione, si nomina allenatore. Passano anni e arriva la seconda guerra mondiale.

dopoguerra

Nel 1945, il ritorno della normalità. I dirigenti estensi chiamano Jòzsef Violak, noto anche col nome di Giuseppe Viola (Komárom, 10 giugno 1896-Bologna, 18 agosto 1949): ungherese, il suo cognome venne italianizzato per volere dei gerarchi fascisti alla concessione della residenza e del passaporto italiano. Per tre anni fu il centromediano della Juventus, dal 1924 al 1927, vincendo lo scudetto del 1926 in cui la squadra bianconera vinse le finali di Lega Nord alla terza gara (spareggio) contro il Bologna e prevalse per un totale di 12-1 su due gare contro l’Alba. Compagno di squadra di un giovane Giuseppe Meazza all’Ambrosiana nel 1928-29, Violak disputò nuovamente alla Juventus il primo campionato di Serie A prima di terminare la carriera da giocatore dall’Atalanta. Tecnico di lungo corso, cominciò a svolgere il compito con il ruolo di allenatore-giocatore con Spezia, poi Juventus, Ambrosiana ed Atalanta. Continuò in Serie A con il Milan, divenendo così il primo a guidare tutte le tre grandi del calcio italiano. Al termine della seconda guerra mondiale, nel 1945 venne ingaggiato dal Genoa, incarico da cui venne sollevato l’11 marzo 1946, trovando appunto nello stesso mese un nuovo incarico in terra ferrarese. Il club, nel frattempo, era tornato a chiamarsi Spal dopo la dicitura Associazione Calcio Ferrara voluta dal regime. E Violak, finalmente, spezza la spirale negativa: la formazione biancazzurra sale in serie B. L’anno dopo in panchina va l’italiano Guido Testolina e per trent’anni non ci saranno più tecnici stranieri.

l’ultimo

Fino alla stralunata annata di serie B 1976/77. La Spal culla ambizioni di grandeur, cambia quattro allenatori poi - disperata - alla 21ª giornata si affida a Luis Suarez (Coruña, 2 maggio 1935). Il Luisito centrocampista vincitutto con l’Inter e campione d’Europa con la nazionale spagnola nel 1964. Suarez, pieno di gloria, assume la guida di una squadra anarchica. Senza logica. Prova a far valere il suo carisma. A mettere ordine. E quasi riesce nel miracolo. Poca poesia, molto pragmatismo in campo. Difesa e contropiede, quanto ha imparato dal maestro Herrera. Epperò perde tre delle ultime quattro partite, quando a un mese dalla fine sarebbero stati sufficienti due punti per mantenere in B la Spal. Ko a Novara e Rimini per 1-0, pari (1-1) col Vicenza di Rossi poi promosso in A e all’ultima drammatica gara a Ferrara netto crollo (2-4) col Pescara a sua volta in A negli spareggi successivi. Da allora solo tecnici di casa nostra alla guida spallina. Sabato prossimo, il giorno del raduno, tocca a Clotet riallacciare un filo. Uno spagnolo che rileva il testimone da un connazionale. Sempre in B, sempre in mezzo ad una tempesta da domare. —

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