Inzaghi si presenta con obiettivi precisi «Difendere lo scudetto e lottare in Champions»
«Sarà una sfida difficile ma sono ottimista e aspetto Eriksen Lukaku una garanzia, e Calhanoglu in versione Luis Alberto»
milano. Esattamente due anni fa, il 7 luglio 2019, il popolo interista era in fermento per le prime parole battagliere del neo allenatore Antonio Conte. Due anni dopo qualcosa è cambiato, in meglio, perché sulle maglie c’è lo scudetto, ma non sembra. Il brusco addio dell’allenatore che ha riportato il tricolore all’Inter dopo 11 anni e gli “scenari inquietanti” cui ha fatto riferimento l’amministratore delegato Marotta fanno da cornice al primo giorno di Simone Inzaghi, presentato a San Siro.
L’allenatore ha fatto le foto sul campo, si è guardato attorno sperando di poter presto rivedere le tribune piene, perché da parte sua c’è tutta la voglia di ricominciare da dove l’Inter aveva finito: «Da parte mia c’è grande entusiasmo. Ho grandissime motivazioni. So che si prospetta un lavoro importante, ma è una bellissima sfida» .
Nessuno saprà mai che cosa è successo con Lotito, quando il suo rinnovo con la Lazio veniva dato per scontato, salvo poi fare retromarcia e dire di sì all’Inter il mattino seguente: «Nella vita vanno fatte delle scelte – ha spiegato Inzaghi –. Ringrazierò sempre Lotito per l’occasione che mi ha dato, ma si era chiuso un ciclo. Sono stato a cena con lui e il direttore e poi mi ero preso del tempo per la scelta. È normale che dopo 251 partite con la stessa squadra fosse giunto il momento di cambiare, quando c’è stata l’opportunità dell’Inter ho accettato subito. Mi hanno convinto perché hanno dimostrato in pochi giorni grande motivazione nel volermi» .
Ora tocca a lui raccogliere l’eredità di Conte, compito tutt’altro che semplice, soprattutto considerando la recente cessione di Hakimi e un mercato che non promette grandi colpi: «Mi hanno detto che gli altri giocatori più importanti resteranno – ha detto Inzaghi –. Sappiamo che abbiamo qualcosa da fare in entrata perché gli esterni sono giocatori importanti per il mio calcio, ma non abbiamo fretta. Ci saranno delle difficoltà, avremo uno scudetto da difendere e tante avversarie forti che cercheranno di metterci i bastoni tra le ruote, ma siamo l’Inter e faremo di tutto per difendere il tricolore» .
Inizierà subito a lavorare ad Appiano, cercando di inculcare nella mente dei giocatori la sua filosofia, che ha voluto riassumere in due concetti chiari: «Voglio una squadra che giochi con intensità e che non si abbatta se ci sono episodi sfavorevoli durante la partita». Solo così potrà centrare gli obiettivi che si è posto («Dare continuità a quanto fatto in passato, difendere lo scudetto appena vinto e fare un percorso migliore in Champions superando il girone»), con Lukaku al centro del progetto («Un giocatore fortissimo che fa reparto e che ha dimostrato di essere una garanzia»), tre sue vecchie conoscenze che lo aiuteranno all’inizio («Ho allenato De Vrij e giocato con Kolarov e Handanovic, è un piacere rincontrarli») e il neo acquisto Calhanoglu in versione Luis Alberto («Ha caratteristiche simili, un giocatore che in questi anni quando l’ho affrontato ha mostrato qualità e quantità. Era nella mia testa da tempo, dopo quanto successo ad Eriksen abbiamo deciso di puntare su di lui»).
Proprio un pensiero al danese, atteso in Italia forse già la settimana prossima, non poteva mancare: «Mi è dispiaciuto moltissimo per quanto accaduto – ha detto Inzaghi –. Ci puntavo. Chiaramente avrà bisogno dei suoi tempi. Christian deve riposarsi, avrà tutto il suo tempo e lo aspetterò a braccia aperte». —
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