È subito MagicMou Punzecchia l’Inter e chiede tempo «I titoli arriveranno»
Il neo mister giallorosso: «Parole d’ordine progetto e lavoro» Poi l’attacco al suo ex club: «Facile vincere senza pagare»
ROMA. Esplosivo e scaltro. Tra spettacolo e cautela. Mourinho è tornato. Schietto come ai tempi dell’Inter, ma saggio quando parla del futuro della sua nuova squadra. Volare alto può essere pericoloso. A 58 anni lo SpecialOne lo ha imparato bene. Ma sa anche cosa si aspetta la gente da lui. La sorpresa. L’effetto speciale. E ieri, nel giorno della presentazione ufficiale da allenatore della Roma, sulla Terrazza Caffarelli, in Campidoglio, dopo aver fatto un giro ai Musei Capitolini insieme alla sindaca Virginia Raggi, ha iniziato lo spettacolo. Dagli obiettivi di mercato a quelli sul campo, passando per la frecciatina ai campioni d’Italia nerazzurri.
«Voi parlate sempre di titoli, noi di tempo, progetto e lavoro. I titoli arriveranno – dice Mourinho ai 70 giornalisti presenti, da ogni parte del mondo – la proprietà vuole arrivare lì e restare lì. È facile vincere e poi magari non avere i soldi per gli stipendi».
Ecco l’attacco all’Inter. Neppure troppo velato. «La società non vuole successo oggi e problemi domani – ribadisce – ma creare qualcosa di sostenibile nel futuro. Non sono qui per la città perché non sono in vacanza». È il giorno della festa. Dell’inizio dell’ennesima sfida della carriera del tecnico portoghese. Il giorno dell’euforia dei tifosi della Lupa, che per la prima volta sentono parlare Josè. Esperto, ma non “bollito”. Ed è proprio lui a mettere in chiaro il concetto.
«Dicono che non sono più al top? I miei ultimi tre club: scudetto col Chelsea, tre coppe col Manchester United, una finale col Tottenham. Quello che per me è un disastro, magari qualcuno non lo ha mai fatto nella vita». Macigno dalla scarpa tolto. Mourinho ha ancora fame. E fa capire che sa ancora vincere. Ma c’è anche il calcio giocato. I suoi giocatori.
«Zaniolo? Dobbiamo capire, comunicare, analizzare. Ho una squadra tecnicamente fantastica, con tanto talento e passione. Zaniolo ha un talento fantastico come altri all’interno della squadra, sappiamo cos’è successo sugli infortuni, dovremo trovare all’interno della dinamica della squadra il suo habitat naturale».
Poi, su Dzeko arriva la ritirata. «Dzeko capitano? Non devo dire quello che faccio all’interno del mio club. Se entriamo in questa dinamica, sarò antipatico, non condivido quello che faccio all’interno del club. La questione del capitano dovranno saperla prima i giocatori di voi». Accanto a Mourinho c’è il general manager, Tiago Pinto. E il tecnico, dopo aver parlato dell’infortunio di Spinazzola, previsto in rientro tra non meno di 4-6 mesi in seguito alla lesione del tendine durante Italia-Belgio, si rivolge proprio al dirigente. «Abbiamo Calafiori che deve lavorare tanto, ma abbiamo fiducia in lui come giocatore della prima squadra. Scusi direttore (rivolto a Pinto, nda), ma abbiamo bisogno di un terzino sinistro».
Mourinho sa come caricare l’ambiente. «La mia idea di vittoria? In maniera molto pragmatica, noi vogliamo vincere la prima partita ufficiale che sarà in Conference League, probabilmente. Questa società e questa squadra, ogni giorno, devono essere migliori. C’è tanto lavoro ancora da fare, a partire da oggi l’obiettivo è questo: ogni giorno dovremo essere una squadra migliore. Voglio la Roma dei romanisti, non la Roma di Mourinho. Come la vedo la Roma tra tre anni? Festeggiando. Cosa? Qualcosa».
E a chi tenta di paragonarlo a Conte, il brizzolato neo allenatore della Magica risponde così: «Ci sono degli allenatori nella storia dei club che non puoi paragonare. Nessuno all’Inter è paragonabile a me o a Helenio Herrera, come alla Roma nessuno può essere paragonato a Liedholm o a Capello». Il “Mourinho show” è appena iniziato. —
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