Il senso di tradimento e la logica delle scelte
Walter Mattioli non solo è (o, ormai, era) azionista della Spal, già che il 10% delle quote fa capo a lui. Parliamo anche di un professionista del calcio, nel senso di presidente-dipendente e non presidente-proprietario. L’avvento (prossimo, imminente) di nuove figure a capo del club rendono quindi inevitabile la sua uscita di scena. Non esistono presupposti per una convivenza Mattioli-Tacopina. Tutto ciò rientra nella logica delle scelte, nella dinamica di un processo di passaggio da una proprietà all’altra.
Al tempo stesso è perfettamente comprensibile l’amarezza esternata ieri da Mattioli, che si vede privato non solo della sua passione (la Spal) ma anche della propria presenza all’interno del mondo del calcio di alto livello. Walter, non senza intima sofferenza, ha anche lasciato intendere di sentirsi un po’ tradito. Probabilmente non si aspettava un epilogo del genere, magari in cuor suo pensava/credeva/sperava che non si arrivasse al cambio di proprietà, confidava nella continuità anche con un budget ridotto. Ci sta. È la reazione di un innamorato che si vede separato dalla propria metà. O, metaforicamente, quella di un bimbo al quale tolgono il pallone.
Detto ciò, fino al closing, Walter Mattioli è ancora il presidente della Spal. Ha lui il potere di firma. E questo, paradossalmente, crea un problema nella fase di costruzione della squadra. Nel senso: se la cellula operativa (Gazzoli, Zamuner, De Franceschi) ha la possibilità di prendere un bel giocatore, forte, un vero rinforzo, non può farlo. Non per colpa di Mattioli, ovvio, ma semplicemente perché il presidente non può firmare un ingaggio da 250/300.000 euro per un top di categoria col rischio (teorico, certo, ma in assoluto non da escludere) che qualcosa nel passaggio di proprietà vada storto e che quindi il peso di certe operazioni resti poi a carico della famiglia Colombarini nel malaugurato “caso che”. Per questo il mercato della Spal potrà decollare solo dopo l’8 di agosto, quando tutto sarà nero su bianco e Joe Tacopina ed il suo staff saranno pienamente operativi e potranno aprire il proprio portafoglio.
Nel frattempo dovranno essere bravi/bravissimi Zamuner e De Franceschi nell’assicurarsi elementi giovani non solo a costo zero ma anche suscettibili di assicurare alla Spal futuri introiti di rilievo. Non si dimentichi che l’ultima stagione, grazie al minutaggio garantito dai vari Sernicola, Ranieri, Okoli, Sala, Esposito e company ha fruttato ben 2.600.000 euro di contributi. Con qualche pezzo under, ma di valore, da inserire nell’intelaiatura, allora il lavoro di mister Clotet potrà essere propedeutico all’efficace trasmissione della mentalità e della filosofia di gioco care al tecnico catalano. Sperando che poi metà agosto non sia troppo in là per assicurarsi quei due o tre (meglio tre...) elementi in grado di elevare il livello. Ed anche questo rischio è sicuramente uno dei motivi di dispiacere di Walter Mattioli. Pur se in quei giorni ormai non sarà più presidente della Spal. —
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