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Rambaldi è già in partenza per Tokyo «Nessuna pressione ma vado per vincere»

Dario Cavaliere
Rambaldi è già in partenza per Tokyo «Nessuna pressione ma vado per vincere»

Canottaggio. Inizia la grande avventura olimpica del ferrarese che sarà impegnato nel 4 di coppia 

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il protagonista

Sabaudia è città dell’Agro Pontino in provincia di Latina, nata nel 1933 dopo le grandi bonifiche volute da Mussolini. Bonifiche che vennero fatte sfruttando manodopera ferrarese e polesana, “reclutata” con in cambio un pezzo di terra ed una casa. Ancora oggi in tanti hanno i nonni provenienti dalle nostre parti e fino a poco tempo fa un emporio chiamato “La Ferrarese” faceva capire quanto i sogni e le speranze di tanti nostri compaesani siano passati da queste parti.

Oggi a Sabaudia c’è un altro ferrarese che sta inseguendo un sogno: si tratta di Luca Rambaldi, nazionale di canottaggio con il 4 di Coppia, che – assieme ai compagni in ritiro - sta contando le ore prima di partire per le Olimpiadi di Tokio. Destreggiandosi fra allenamenti e telecamere del programma Icarus di Sky Sport, anche questo a trazione ferrarese, ci racconta il momento decisamente particolare.

«Stiamo bene e siamo pronti - dice l’atleta -. La barca va bene, abbiamo vinto la Coppa del Mondo Overall e con i compagni Gentili, Panizza e Venier ci siamo spronati a vicenda lavorando sodo per arrivare a Tokio al top della condizione».

«Adesso - prosegue Rambaldi -, siamo stati attenti a non vanificare il tutto con una stupidaggine nei pochi giorni a casa tra la fine del raduno e la partenza di inizio settimana. Molta attenzione nei contatti interpersonali anche in famiglia, protezioni adeguate e tanta pazienza da parte di tutti. Da domani al 18 luglio saremo in un altro lago a 250 km da Tokio, dove lavoreremo sempre agli ordini del Direttore tecnico Francesco Cattaneo (salernitano, ma con moglie con parentele strette a Copparo e Baura; ndr) poi ci trasferiremo nel villaggio atleti. Sabaudia è stata scelta per il ritiro proprio perché per le caratteristiche di salinità dell’acqua, vento ed umidità è molto simile al bacino olimpico».

In tanti sperano in una vostra medaglia…

«Partire da outsider è più facile, non hai pressioni e nessuno chiede una medaglia, ma gareggiare con le aspettative di tutti sulle spalle è una presa di responsabilità verso te stesso ed il tuo curriculum. Esserne conscio è fattore positivo a mio avviso, ma non devi farti influenzare in maniera negativa da questo. Io credo fermamente in un detto secondo il quale … “le medaglie le vinci in allenamento ed in gara vai solo a ritirarle”. Io, noi, però andiamo là per vincere».

Chi temete per la corsa alle medaglie?

«Sicuramente l’Olanda che parte favorita, ma non solo... Norvegia, Germania, Estonia che poi hanno battagliato con noi in Coppa del Mondo fra Varese, Lucerna e Sabaudia, hanno ottimi equipaggi. Saranno condizioni estreme per tutti. Vedremo cosa succederà».

Cosa vuol dire per te essere alle Olimpiadi?

«Cinque anni fa ero il terzo di un doppio, quando non esisteva un 4 di Coppia e non fui selezionato come riserva. Ci rimasi male…Adesso ho la possibilità di prendermi una rivincita. Cercherò di partire col botto al debutto (ride; ndr)».

Hai già deciso cosa mettere in valigia?

«Abbiamo 64 chili di bagaglio in stiva più quelli a mano, quindi metterò in valigia davvero tante cose, ma solo cose reali, niente amuleti o altro, perché sono la certezza di quello ho e che sto facendo per arrivare. È anche un modo per guardare sempre avanti. A quello che ho fatto ci penserò poi, ma voglio dire ai genitori dei giovani di oggi di incitare i propri figli a fare sport, sempre. Saranno migliori anche nella vita».

Eppure so che avrai con te ed avrete con voi qualcosa di decisamente particolare.

«È vero - sospira -… Il grande tricolore che copriva il feretro di Filippo Mondelli, nostro compagno di equipaggio scomparso ad aprile, verrà con noi a Tokio. La famiglia ce lo ha consegnato e noi lo porteremo sul campo gara. Sarà in barca con noi (a poppa della barca stessa , dietro il quarto carrello c’è il suo nome scritto a perenne memoria; ndr) e di fatto remeremo in cinque». —

Dario Cavaliere

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