Non solo Pellegrini e Miki Laudrup L’influenza del grande Espanyol ed i colori biancazzurri nel destino
ferrara. Non sappiamo se a cavallo tra il 1987 e l’88 il cuore catalano dell’allora 11enne Pep Clotet, già appassionato di musica, battesse sulle note del Cant del Barça o invece su quelle di Jo t’estimo Espanyol.
Di sicuro la “seconda squadra” di Barcellona viveva un biennio magico, prima terza in campionato poi finalista di Coppa Uefa dopo aver eliminato sia il Milan che l’Inter, e sconfitta solo ai rigori nell’epilogo contro il Bayer Leverkusen. Era un grande Espanyol, con gente come N’Kono, Soler, Lauridsen, Pichi Alonso, Valverde e Michel Pineda. Alla guida, il basco Javier Clemente, poi c.t. della Nazionale. Non proprio uno da tiki taka.
Pep Clotet, nel giorno delsuo insediamento alla Spal, ha citato Manuel Pellegrini e Miki Laudrup (al quale ci inchineremo sempre) come tecnici fonte d’ispirazione. Magari, però, anche quel vecchio Espanyol, molto diretto nella transizione, gli ha lasciato qualche traccia nella memoria. Poi, da allenatore, Clotet all’Espanyol c’è stato, prima alle giovanili poi alla guida della squadra il “vice” dei grandi era Mauricio Pochettino, uno che di strada ne ha fatta e che a sua volta non è un guardiolista.
Vedremo quale modello di calcio Clotet impianterà nella Spal. Che in un certo senso doveva essere nel suo destino: biancazzurra, come Espanyol, Malaga, Figueres e - tonalità più, tonalità meno - Viking, Birmingham e Brescia. Una carriera tutta in biancazzurro, appunto, quella di Pep. —
P.N.
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