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Ronconi, una passione chiamata Mesola «E dire che dovevo solo dare un mano»

Alessandro Bassi
Ronconi, una passione chiamata Mesola «E dire che dovevo solo dare un mano»

Il giovane direttore generale dei castellani racconta la sua lunga avventura nel club: da calciatore delle giovanili ad un ruolo dirigenziale 

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la storia

In qualche posto lo definirebbero principe. Il padre è stato presidente, lui, ora, è il direttore generale. Ma non è una questione di ereditarietà e nemmeno un ritorno a metodi feudali. È solo, e perdonateci il termine solo, passione.

gioventù

Passione infinita, in una società che da sempre è un esempio di organizzazione, realismo, buona condizione e atteggiamento positivo contro le difficoltà. Con la nostra top 11, stavolta, andiamo a Mesola, e la formazione ideale la chiediamo a Davide Ronconi, il direttore generale della società castellana. Quarantaquattro anni: è il piu giovane dei nostri interlocutori. Ma la sua lunga esperienza in società, prima da giovane giocatore, poi da sportivo tifoso legato al suo Mesola e infine da dirigente, ne fa un testimone prezioso, credibile e appassionato.

«Ho cominciato giovanissimo, giocavo nelle giovanili del Mesola - dice Ronconi - . Ho seguito da vicino il bellissimo Mesola di Soressi, quello di mio padre presidente e Angelino Duo. Poi, quando cedemmo la matricola e la società ripartì dalla Seconda categoria, mi staccai. Una decina di anni fuori dal calcio. Poi sono rientrato, ed ora, con questo Mesola, sono direttore generale. Sono stato un giocatore del Mesola fino ai diciotto anni. Ho percorso la trafila completa. Ho anche esordito in prima squadra. Giocai l’ultima gara di campionato. Il culmine della mia carriera in campo furono dieci minuti di partita».

ritorno

Ha detto di aver lasciato per dieci anni. Come mai è tornato? «Tutta colpa di Cazzadore, allora il nostro direttore sportivo. Mi spiego. Il nostro, notevole, ex giocatore, aveva una professione particolarissima, nata dalla passione per il volo. Aveva conseguito, infatti, una lunga serie di brevetti di pilotaggio per elicotteri e il suo lavoro a volte lo portava ad assentarsi perché doveva seguire i servizi per le piattaforme petrolifere e altro. M i chiese di dargli una mano, nei momenti in cui non poteva essere presente. Poi il lavoro per le piattaforme lo costrinse a rinunciare al ruolo di direttore sportivo, ed io subentrai. Ben felice di dare una mano».

i migliori

E allora veniamo alla top 11 biancazzurra. Cominciamo dal portiere. «Non posso fare un solo nome, me ne servono almeno tre. Partiamo dal grandissimo Levis Margutti (che all’anagrafe fa Antonello, ma probabilmente nemmeno in famiglia lo chiamano così; ndr): un giocatore di altissimo livello per tanti anni nei campionati dilettantistici. Reattivo, intelligente, molto preciso. Poi Luca Bersanetti (“San Luca”, per molti affezionati tifosi; ndr), un bravissimo portiere anche lui; come Margutti costruitosi nel tempo, con eccellenti doti individuali e grande capacità di lavoro e miglioramento. E per ultimo, un giocatore che è ancora in squadra: Enrico Calderoni. Un portiere che ha giocato in Promozione solo da noi. Prima ha sempre giocato in categorie superiori. Un grande». Bene, andiamo alla difesa. Allora: «A destra, laterale difensivo, uno degli uomini del Mesola di Soressi: Mario Camozzi. Fisico, nerbo, velocità... Un giocatore modernissimo e di grande solidità. A sinistra metterei Enrico Bertarelli. Come coppia centrale punterei su due giocatori di valore assoluto: Stefano Feggi, che oltre ad essere un giocatore di grande fisico e tecnica è persona estremamente seria e intelligente (anche una lunga e positiva carriera alla Copparese; ndr) e Fabio Zanella, che è stato anche capitano del Mesola fino a poco tempo fa. Vorrei anche citare un altro giocatore di enorme valore tecnico e fisico, ma che non ha avuto la carriera che poteva avere: Roberto Ferraresi (a Donada e a Copparo, tra le altre, ndr)».

nel mezzo

A centrocampo, quali sono i nomi più gettonati? «Propongo diversi uomini di grandissima tempra e spessore atletico e fisico e anche in questo caso splendide persone. Prima di tutto la potenza di Paolo Marangon, poi la grinta e la continuità di Riccardo Ricky Lazzari (un esempio di continuità ad alti livelli per tutta la carriera; ndr). E sempre nel campo della potenza pura, e del grande valore dell’uomo, ecco Enrico “Toro” Fioravanti».

«Poi la tecnica e la fantasia di Fabio Calderoni o la leadership tecnica e morale di Fabio Ballarini - prosegue Ronconi -. Per i ragazzi che sono in attività, spendo volentieri una parola per Tommaso Pittaluga, un vero uomo squadra, e per Luca Gennari che ha smesso da poco. Non è rimasto tanto, ma ottima persona e assoluto professionista».

A Mesola, in attacco, ci sono sempre stati eccellenti giocatori... «I due Cazzadore, Paolo e Fabio. Il primo poderoso e veloce, il secondo più tecnico, ma due elementi di grandissimo valore. E poi Andrea Rizzati. Un giocatore fortissimo, attaccante da area di rigore che ci arrivava sempre: ti faceva pagare tutti gli errori, sfruttava anche le situazioni più insolite. E ci riusciva perché le capiva prima degli altri. Decisamente un gran giocatore, che ha segnato tantissimo. Ed era uno di quelli che veniva da Ferrara: non era facile venire fin qui, ma lui è stato serissimo e sempre efficace». —

Alessandro Bassi

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