Capitan Mora, la ripartenza «Le premesse sono positive»
Il centrocampista spallino gira pagina dopo l’ultima stagione Dai Colombarini ai compagni più giovani: tempo di futuro
mezzana (tn). Assolvere il doppio importante compito stagionale non è di certo un elemento che spaventa per Luca Mora. Che nella nuova annata biancazzurra dovrà essere ancora una volta uno spirito guida dentro e fuori dal campo. Il centrocampista classe 1988 ha ancora tanto da dare alla Spal, nonostante il suo percorso di calciatore e uomo sia già ben incastonato dentro il librone di storia biancazzurra. Non porsi limiti, lavorare sodo e ritrovare quell’alchimia “da Spal” goduta da Mora nella sua prima parentesi ferrarese di qualche tempo fa. Sono questi gli obiettivi del “filosofo”, concentrato sul lavoro quotidiano ai quasi 1000 metri di Mezzana.
Luca, l’estate ha avuto utilità nel cancellare il brutto finale della scorsa annata?
«Ormai siamo abituati a resettare sempre le stagioni precedenti, positive o negative. Non credo comunque che sia tutto da buttare quanto fatto lo scorso anno: ci è dispiaciuto non esser riusciti a centrare l’obiettivo minimo dei playoff, quest’anno ci teniamo a fare meglio e siamo pronti a ripartire. Non so se sia giusto parlare di riscossa, ma sicuramente cercheremo di fare più punti possibili».
Sensazioni per esser tornati a fare un ritiro in montagna?
«Sono molto contento. Quello trascorso è stato un periodo un po’ difficile per tutti anche a livello sociale, per cui speriamo che questo ritorno alla normalità prosegua senza intoppi. Ora siamo qui, abbiamo tempo per preparare la nuova stagione al fresco e fare gruppo. La località mi piace, si sta molto bene come nei precedenti di Tarvisio e Auronzo».
A tal proposito, dal 2015 a oggi questo è il suo quarto ritiro iniziato da giocatore biancazzurro...
«Essendo uno dei più vecchi della squadra percepisco un po’ più di responsabilità, ma non troppa. E’ giusto voler trascinare i giovani ma bisogna farlo in maniera naturale, senza pensarci. L’importante è allenarsi portando entusiasmo, buon umore e cultura del lavoro».
Com’è l’approccio quotidiano con questi ragazzi?
«Si vede che portano rispetto per i ruoli e magari risultano un po’ timidi per la differenza di età. Sono stato giovane anche io e questo step lo conosco bene. Lo scorso anno la Primavera ha fatto molto bene, mi sembrano tutti ragazzi interessanti, ma li conoscerò meglio in campo durante questi giorni».
Capitolo societario. Come vivete questa quotidianità dentro la quale vi è anche il discorso del passaggio di proprietà della Spal?
«Sappiamo che c’è questa trattativa, ma i particolari forse li sapete meglio voi e sono sincero quando dico questo. L’importante è che la società ci sia, noi dobbiamo pensare a fare il nostro lavoro. Nel caso accadrà il passaggio un po’ di dispiacere e delusione ci saranno perché comunque la Spal in questi anni di stagioni esaltanti è sempre stata una famiglia e credo che se qualcuno criticherà quanto fatto dai Colombarini e da Mattioli sarà una follia. Il presidente è un innamorato vero della Spal. Poi è ovvio che bisogna fare i conti con la realtà perché il calcio è cambiato e servono introiti».
Comunica in spagnolo con Clotet?
«Sì, lo parlo. E’ un mister preparato, professionale, con idee e metodi di allenamento innovativi. Le premesse mi sembrano molto positive. Ha tanta voglia di fare e credo che questa sia una cosa importante. Regole, disciplina sono sempre state alla base anche dei miei allenatori precedenti. E’ importante cercare di creare empatia col gruppo, pur nel rispetto dei ruoli».
Zamuner ha detto che si aspetta una Spal garibaldina, aggressiva e magari divertente...
«Spero si crei un’idea comune ben precisa da mettere in campo. Poi si sa che spesso i risultati cambiano i giudizi sul fatto che si sia giocato bene o male. L’obiettivo è far immedesimare le persone nella squadra come quando si soffriva tutti assieme allo stadio».
A tal proposito, si sente di lanciare un messaggio ai tifosi?
«E’ difficile fare promesse, ma di certo proveremo a riscattare la stagione scorsa dove comunque l’impegno da parte nostra c’è stato. Vi garantisco che nessuno ha mai remato contro. Anche per questo diciamo che la contestazione finale non mi ha lasciato un bel sapore perché quando si vince lo si fa tutti insieme e quando si perde è la stessa cosa. Cerchiamo di dimenticare quanto successo, stiamo tutti uniti e proviamo a creare di nuovo quell’ambiente che ha sempre contraddistinto la nostra grande famiglia tra società, squadra e tifoseria».
Questa B sarà realmente più difficile della precedente?
«Non lo so, è un concetto che viene ripetuto tutti gli anni poi durante le stagioni succedono sempre cose inaspettate. Non sarà facile per nessuno. Le piazze importanti e ambiziose ci sono ma adesso le squadre non sono ancora complete, quindi ogni giudizio è prematuro». —
A.D.
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