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“Antonio” e Firenze l’ultimo triste addio

ENZO BUCCHIONI
“Antonio” e Firenze l’ultimo triste addio

Dopo mezzo secolo si chiude una grande storia d’amore L’amarezza: non mi volevano intorno alla prima squadra

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ENZO BUCCHIONI

E’ sempre triste quando si ammainano le bandiere, ma vedere scivolare giù dal pennone della Fiorentina un personaggio come Giancarlo Antognoni lo è ancora di più. Da tempo aveva portato via gli scatoloni, come un qualsiasi impiegato della Lehman Brothers. La sua scrivania da Club manager viola l’aveva lasciata da un po’.

Mancava solo un venerdì nero per vedere “Antogno” lasciarsi alle spalle un cancello che probabilmente non varcherà mai più.

E quel venerdì nero è arrivato. Dopo quasi cinquant’anni non ci sarà un domani tra lui e la Fiorentina e ora sono in tanti a chiedersi il perché. Se lo domandano soprattutto quelli che hanno la memoria buona e ricordano Rocco Commisso, il presidente made in Usa, abbracciare Antognoni, scorrazzare con lui per la città e sotto la curva Fiesole eccitata nei giorni del suo arrivo a Firenze.

Era il passe partout, l’ambasciatore, la figurina, ma anche il dirigente da portare in giro. Due anni dopo non è più nulla, uno da rottamare.

O meglio: “Sarai sempre la Bandiera Viola” come scrive la Fiorentina nel suo comunicato d’addio.

Ammainata, però. Ed è proprio questa storia della bandiera che non torna. A suo modo Antognoni l’ha sempre rifiutata. Lui della Fiorentina è stato il campione prima, ma anche il direttore generale dello scudetto sfiorato nel 1999 poi e il Club manager dell’ultima era Della Valle. Ha fatto la storia in campo e fuori.

In Azzurro è stato campione del mondo e negli anni in Federazione ha ricoperto più ruoli operativi. Possibile che la giovane Fiorentina americana, così povera di dirigenti esperti, non abbia più bisogno di un’enciclopedia del calcio come lui?

Possibile che non si possano trovare ruoli simili a quelli ricoperti da Oriali o Zanetti nell’Inter, da Vialli in Nazionale, tanto per dirne qualcuno? «La verità vera è che non mi volevano più attorno alla prima squadra» è la versione di Antognoni. E i fatti lo confermano.

Proporgli di fare il direttore tecnico del settore giovanile, il talent scout, alla sua età, con la sua storia, è proprio quello che non torna in tutta questa vicenda. Un modo neppure troppo elegante per invitarlo alla porta.

La sensazione è che il Cerchio Magico di Commisso abbia scaricato su altri le colpe di due anni fallimentari, compresa la retrocessione sfiorata.

Il problema era Antognoni? Non scherziamo. Ma non saluta solo l’Unico Dieci fiorentino, hanno dovuto fare le valigie anche Dainelli, Donadel, Buso, tutti ex più o meno grandi. E forse ingombranti. Ora Barone e Pradè , liberi e liberati, dovranno cambiare passo: la responsabilità è tutta loro.

Dopo quattro cambi di allenatore, il record negativo di punti in campionato dal ritorno in A, il giallo mai chiarito fino in fondo che ha portato alla rottura con Gattuso e due anni di calcio sbagliato, non ci saranno più scuse né alibi. “Serve un Italiano vero”, scherza qualcuno. E Toto Cutugno non c’entra. Indubbiamente anche per il giovane allenatore viola rilanciare la Fiorentina sarà una sfida straordinaria, ma con un problema in più: non far diventare l’addio di Antognoni una storia sbagliata. —

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