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Il Kleb è band of brothers Mayfield e Vildera rocce L’estro da Petrovic e Fabi

Marco Nagliati
Il Kleb è band of brothers Mayfield e Vildera rocce L’estro da Petrovic e Fabi

La società biancazzurra ha attuato una mini rivoluzione (5 volti nuovi) per proseguire la crescita dopo aver raggiunto la semifinale playoff 

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l’analisi/1

Marco Nagliati

La necessaria e attesa mini rivoluzione attuata dalla Top Secret non sorprende, anzi: è stata fisiologica. Cinque giocatori confermati a dare non soltanto continuità al lavoro di coach Leka, ma anche a rappresentare il proseguimento di un senso di appartenenza. E cinque i volti nuovi, perseguendo un passo avanti rispetto al già proficuo ultimo cammino. E, pure, a immettere in circolo personalità differenti, armonie di spogliatoio da variare per iniettare stimoli ulteriori nel gruppo. Un po’ di “sangue” nuovo, dopo un ciclo biennale, aiuta a cambiare abitudini. Anche se quelle del passato male non erano. Epperò se dopo una semifinale il Kleb cerca un ulteriore passo in avanti, modificare la struttura di squadra era indispensabile.

filosofia

Quello che non cambia è la filosofia: sempre e comunque band of brothers. Nessuna stella mangiapalloni, semmai una pericolosità diffusa per supplire alle eventuali giornate storte di qualche presunto big. Altro aspetto: giocatori duttili, capaci di esprimersi in più di un ruolo. E, elemento fondamentale, votati alla difesa. Il resto è stata una presa d’atto di quanto ha suggerito la scorsa stagione: quando arrivi al faccia a faccia con i top team, serve un pizzico di qualità in più. Per questo, ad esempio, il club ha scelto di rinunciare a Vencato: encomiabile per impegno e abnegazione, ma con poca dimestichezza col canestro. Gran difensore il “Venca”, però per rendere deve essere al massimo fisicamente. E comunque, in attacco, gli avversari lo “battezzano” raddoppiando e triplicando i compagni. Inoltre è arrivato il momento di Zampini: merita la chance della titolarità e quindi non aveva senso mettergli al fianco un giocatore che potesse fargli ombra.

paradosso

Poi ecco DeMario Mayfield, se vogliamo un paradosso: il bomber statunitense che è stato premiato in Olanda come miglior difensore. Esce Hasbrouck, talento fatato, entra una guardia tutta adrenalina. DeMario è granito, polpacci d’acciaio. Salta e sgomita. Viene dal sottobosco e per emergere s’è dovuto dare da fare. Il Kleb perde l’eleganza di Hasbrouck, la mano da fuori che francamente quest’anno s’è comunque vista poco. Forse meno qualità pura, in compenso solidità e nei playoff conta: prosa e non poesia. Non dimentichiamoci, ad ogni modo, delle capacità balistiche di Panni.

Quanto al tiro dal perimetro, coach Leka conta di averci guadagnato con Danilo Petrovic in luogo di Patrick Baldassarre. Ecco, qui è l’opposto rispetto agli Usa: esce un uomo da trincea (Baldassarre) entra un lungo più perimetrale. Con buona mano da tre. È una scommessa che la Top Secret si sente di mettere in campo: saluta un veterano, ingaggia un giocatore che da talentuoso sta per diventare affidabile. Ed è chiaro che se punti su Petrovic, deve rinunciare ad Ebeling. L’anello di congiunzione (tra Ebeling e Baldassarre) viene però dall’estro di Fabi: meno verticale ma di sicuro più pericoloso in attacco sapendo sposare tiro dalla distanza a soluzioni ravvicinate. Infine, i totem: Vildera, Fantoni e Pacher (abile con la sua doppia dimensione ala/pivot) rappresentano un muro interessante cementato da esperienza, faccia tosta, solidità. Leka può alternare la sua front line sparigliando le carte. Poi c’è Filoni, un jolly che morde e che sta crescendo in fase offensiva. Ecco, se “Filo” inizia ad essere continuo anche al tiro diventerà un bel rebus per le difese. —

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