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I 70 anni di “Braccio d’oro” i ricordi di Paolo Bertolucci dal Cile al legame con Panatta

I 70 anni di “Braccio d’oro” i ricordi di Paolo Bertolucci dal Cile al legame con Panatta

«Vincere per la Nazionale e per il discorso politico che c’era dietro è stato fantastico Con Adriano ci conosciamo da quando eravamo bambini»

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verona. La vittoria in Coppa Davis nel 1976, con addosso quelle maglie rosse per contestare Pinochet, il rapporto con Panatta e la seconda carriera nel ruolo di commentatore in tv e sui giornali. Paolo Bertolucci arriva allo speciale traguardo dei 70 anni (essendo nato il 3 agosto 1951) e tra passato e presente ha l’imbarazzo della scelta nel pescare un particolare ricordo o avvenimento che ha segnato la sua vita.

Tanti bei momenti, uno bellissimo, che tiene sempre a ricordare. Quel successo di 45 anni fa in Cile con l’Italia, infatti, resta una delle pagine indelebili della storia dello sport tricolore, non solo per l’importanza di vincere una Davis, ma anche per i contorni vissuti negli anni in cui regnava la dittatura di Pinochet: «Era qualcosa di sofferto e molto sentito – ammette Bertolucci –, tutti noi (Panatta, Barazzutti e Zugarelli, ndr) eravamo partiti da giovani sognando un giorno di giocare per la Nazionale. Il fatto di riuscire a disputare una finale dove sapevamo di essere per giunta i favoriti è stato incredibile. In più c’era stato tutto il discorso politico dietro. Un insieme di fattori che ha poi portato a una liberazione infinita. È stata un’esplosione di gioia che rimarrà per tutta la vita e che nessuno potrà mai toglierci».

Proprio Adriano Panatta, assieme al quale disputò il doppio con la storica maglietta rossa per rendere omaggio alle vittime del regime, è stato ed è tutt’ora una presenza significativa per Bertolucci: «La prima volta che abbiamo giocato contro io avevo undici anni e lui 12 a Cesenatico – ricorda l’ex tennista, nato a Forte dei Marmi e oggi residente a Verona – , poi abbiamo convissuto assieme per molto tempo a Roma. Sono stato addirittura testimone delle sue nozze. E lui lo è stato delle mie, anche se poi non sono finite bene: non siamo stati assolutamente dei bravi testimoni (ride, ndr). Quando si smette è inevitabile vedersi di meno. Adesso è in Veneto anche lui e, anche se non ci sentiamo così frequentemente, quando capita di incontrarci sono sempre bei momenti».

Il comune denominatore della vita di Bertolucci è quella racchetta che ha amato da giocatore e sta amando tutt’ora come commentatore tecnico. —

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