L’Inter riabbraccia Christian Eriksen Incontro con Marotta per decidere il futuro
La prima volta del danese a Milano dopo il problema al cuore Oggi le visite mediche con l’idea di togliere il defibrillatore
MILANO. Christian Eriksen è tornato a Milano e lo ha fatto sorprendendo tutti. Nessuno all’Inter, infatti, sapeva delle intenzioni del centrocampista, che ha comunicato il suo arrivo solo una volta sbarcato in Italia per evitare l’assalto di giornalisti e fotografi in aeroporto.
Eriksen, che lo scorso 12 giugno all’Europeo aveva subito un arresto cardiaco durante Danimarca-Finlandia, è arrivato in mattinata e si è subito incontrato con l’amministratore delegato Beppe Marotta per un breve saluto e per programmare quanto dovrà fare nei prossimi giorni. Il primo passaggio, questa mattina, sarà ad Appiano Gentile, dove lo staff medico interista lo aspetta per discutere con lui degli esami cardiologici che intendono eseguire, probabilmente presso la clinica Humanitas di Rozzano. Esami specifici che dovrebbero essere completati nel giro di un paio di giorni e che avranno come scopo principale quello di stabilire se sarà possibile rimuovere o meno il defibrillatore interno impiantato lo scorso 18 giugno a Copenhagen. Solo in caso di rimozione, infatti, Eriksen potrà tornare a giocare a calcio in Italia, dove la legge vieta espressamente la possibilità di praticare sport di contatto con un defibrillatore addosso.
Ad Appiano il centrocampista avrà anche la possibilità di incontrare il nuovo allenatore Simone Inzaghi e i compagni di squadra, che nei giorni del ricovero gli avevano mandato numerosi messaggi d’auguri e che finalmente lo potranno riabbracciare di persona.
Con le attuali norme in vigore in Italia, Eriksen non potrebbe scendere in campo nel nostro campionato: la normativa sui dispositivi come i defibrillatori è infatti tra le più severe e allo stato appare difficile che il giocatore possa ricevere l’ok.
Un rientro all’attività agonistica che invece potrebbe avvenire in altri campionati, visto che le leggi differiscono.
«Nei soggetti portatori di ICD la concessione dell’idoneità sportiva dipende dal tipo di cardiopatia sottostante, dalla presenza o meno di sintomi, dal rischio traumatico e dal rischio intrinseco dello sport praticato», si legge nei protocolli cardiologici per il giudizio d’idoneità allo sport agonistico aggiornati al 2017. Proprio quel “rischio intrinseco dello sport praticato” è la parte che più creerebbe problemi per il ritorno di Eriksen in campo, perché di solito l’idoneità è concessa in situazioni più leggere e controllabili, mentre il calcio è un’attività fatta anche di impatti, contrasti e sforzi continuativi. Una visita a riguardo, inoltre, dovrà essere fatta “almeno tre mesi dopo l’installazione dell’impianto del defibrillatore sottocutaneo” e nel frattempo è importante fare ulteriori esami e accertamenti. Già nelle linee guida del 2005 si leggeva che «i soggetti portatori di defibrillatore impiantabile dovranno essere scoraggiati dal praticare sport a rischio di traumatismi, per la possibilità di danneggiamento dello strumento e degli elettrocateteri. Inoltre, dovrà essere valutato attentamente il rischio di possibili interferenze elettromagnetiche».
In un’intervista rilasciata al Fatto Quotidiano qualche giorno dopo l’accaduto, Lucio Mos, medico e presidente dal 2019 della Società italiana di cardiologia dello sport, aveva chiaramente chiuso ogni spiraglio a Eriksen, almeno in Italia: «È del tutto impossibile tornare a giocare a calcio con un impianto antitachicardico addosso. In quella condizione, secondo i nostri protocolli, al massimo si può giocare a scacchi o a biliardo». —
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