Il manto sacro che unisce Nessuno sopra la maglia
Una festa di piazza con un mix di sentimenti. Un’occasione (la presentazione delle nuove maglie) che diventa il momento per l’ultimo bagno di folla, per i saluti, per l’ondata di emozione ed emozioni che sale prepotente. È stata la serata del commiato, quello del presidente Walter Mattioli e della famiglia Colombarini. Si è di fatto chiusa un’epoca, otto anni difficili da dimenticare. Sicuramente impossibili da cancellare. Il sipario calerà ufficialmente lunedì, ma l’abbraccio con la città ed i tifosi vale è sicuramente più rappresentativo delle firme davanti al notaio.
Ieri sera e lunedì. Due date idealmente unite da un ponte, congiunzione tra passato (perché ormai è tale) e imminente futuro. Che da inizio settimana diverrà anche il punto di partenza di una nuova avventura, di un nuovo ciclo, quello - storico - targato Joe Tacopina. La Spal cambia proprietà, per la prima volta nella sua storia diventa internazionale, mai era stata in mani straniere. Sarà un nuovo mondo, quello americano cui ormai si sono già affacciati, abbracciandolo, altri club italiani, dalla Roma al Bologna, dalla Fiorentina al Venezia, dallo Spezia al Parma.
Ma il ponte cui accennavamo, veste i colori - indelebili - della tradizione: il bianco e l’azzurro. Quelli della maglia. Quelli della Spal. Ormai, a tutte le latitudini, ogni anno, le divise da gioco vengono reinventate, ridisegnate, modificate, violentate, improvvisate, offese, nel presunto segno del progresso, dell’innovazione, del marketing. Si inventano improbabili spiegazioni, con un incomprensibile linguaggio fatto di astruse pseudo spiegazioni tecniche su materiali e altro, con frequenti sconfinamenti nell’uso dell’inglese, chissà perché. Fantozzi le avrebbe definite cagate pazzesche.
Bene, qui no, qui è sostanzialmente diverso. Nel senso: pur con le tante - negli anni - rivisitazioni sul tema, si va avanti nel solco di una sostanziale continuità. Nel segno della tradizione. Il manto sacro non si tocca, non si viola. Quel bianco e quell’azzurro rimangono simbolo e identificazione, amore e passione, un filo che lega - che unisce, che fa appunto da ponte - le epoche e le generazioni. Al di là delle categorie, al di là dei giocatori, al di là dei dirigenti e delle proprietà. Negli anni di tempesta come in quelli di trionfo, niente e nessuno è stato collocato e potrà mai essere collocato al di sopra dell’istituzione Spal. Al di sopra della maglia.
Abbracciati idealmente Mattioli ed i Colombarini, ed rmai in attesa (manca pochissimo) di accogliere Tacopina, l’unico messaggio che la città e la tifoseria possono lanciare è ben preciso: al di là di ogni possibile retorica, si rispetti sempre questa maglia. Per chi la ama incarna tutto quanto, i valori che ancora - per chi non ha perso le speranze - si vogliono annettere al calcio. Questa divisa, questo bianco e questo azzurro, sono LA Spal e lo saranno sempre. Sono la storia. Quella ormai scritta e quella che verrà. Indipendentemente da chi lo ha fatto e da chi lo farà. —
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